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Lucchese 1997-1998, una sintesi del Palermo dalla rinascita a… Stellone

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La figurina Panini della Lucchese 1997-1998

 

FRANK
C’è una squadra che, a guardare i giocatori, è una sintesi degli ultimi 30 anni del Palermo. Il rosa diventa rosso, il nero rimane. Si fa un salto indietro di 20 anni e si atterra al Porta Elisa. Siamo nella stagione 1997-1998 e in campo c’è la Lucchese, ma è come se ci fosse una specie di riassunto rosanero dalla prima promozione in B dopo la rifondazione fino all’imminente finale col Frosinone per la Serie A.

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Da Grosso a Del Grosso, 10 anni di mercato invernale rosanero

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“Ma veramente vai a Palermo? Sei pazzo?”. Così gli amici di Fabio Grosso accompagnarono il giocatore all’aeroporto. No, l’ex terzino tutto turbo e grinta non era un pazzo. Aveva 26 anni, lasciò la Serie A e il giardino di casa, a Perugia, rinunciando all’Europeo con Trapattoni. Lui, non ancora uomo mondiale, rilanciò (“Palermo, ti farò sognare”). Scese in B coi rosanero e smentì tutti: 3 stagioni in viale del Fante, una Coppa del Mondo da protagonista e il triplo salto verso Inter, Lione e Juve. Niente male per uno partito dal Renato Curi (la squadra, non lo stadio). Roba di 10 anni fa. Maurizio Zamparini spende e Rino Foschi prende. C’era da pianificare la volata per la A, e costruire le fondamenta per un futuro tranquillo. Come è andata poi lo sappiamo tutti. In quella sessione arrivarono anche Biava e i gemelli Filippini. Morale: difesa blindata, centrocampo motorizzato, promozione in carrozza.

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Venezia-Bari, “Tuta” la verità

FRANK

Se cerchi su Google “Tuta Aristoteles” vengono fuori diversi risultati. Moacir Bastos, detto Tuta, sbarcò in serie A nell’estate del 1998. Già allora Zamparini, presidente del Venezia, aveva il vizio degli stranieri sconosciuti. E portò dall’Atletico Paranense questo spilungone dallo sguardo triste. E dai tratti somatici simili a quelli di Aristoteles della Longobarda di Oronzo Canà. Quello che all’ultima giornata fa due gol e salva la sua squadra contro la volontà del presidente. A Tuta bastarono pochi mesi per imitare il suo sosia cinematografico.

Ventiquattro gennaio 1999, Venezia e Bari lottano per non retrocedere. È il 90′ quando Tuta segna il 2-1. Il Pierluigi Penzo esplode, i giocatori del Venezia un po’ meno. Solo Bilica, brasiliano anche lui, va a festeggiare il compagno. Nel tunnel che porta agli spogliatoi urlano di tutto al matchwinner, c’è anche chi gli mette le mani addosso. Forse per la tensione di uno scontro salvezza deciso in extremis? Macché.

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