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Galeoto e Baggio, il Palermo e il Vicenza che non c’è più

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Roberto Baggio ai tempi del Vicenza (screenshot dal video “Il Divin Codino ai tempi del L R Vicenza” caricato su Youtube da vanbasten70)

ALE

Guidolin – uno che di calcio ne ha visto tanto nella sua vita – una volta rivelò: “E’ stato il boato più forte mai sentito in uno stadio”. Il riferimento è a un vecchio Palermo-Vicenza. Che si può sintetizzare inquadrando un attimo solo. Basterebbe chiudere gli occhi e viaggiare sulle ali dei ricordi. C’è chi è appiccicato al vetro della gradinata da un paio d’ore. Chi è attorcigliato alle sbarre della curva superiore, con i piedi che penzolano nel vuoto. E chi invece è rimasto a casa, con le orecchie incollate alla radio. Loro, quest’ultimi, non sanno cosa si sono persi.

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Baggio 50 anni, solo quattro volte a Palermo. E quella guerra con Boban…

 

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ALE

“Un’estate italiana” e “Sotto questo sole”. Quando Baggio sbarca a Palermo per la prima volta sono queste le due canzoni che dominano la hit parade italiana. Più indietro “Vattene amore”. Agosto 1990, c’è spazio per un’altra notte magica. La Juventus fa un bagno di folla nella città di Schillaci per sfruttare l’effetto-Totò sulla scia del Mondiale finito da poco per accontentare i fedelissimi della Vecchia Signora. E si sa: a Palermo sono tanti.

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De Boer, Mancini e Palermo

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FRANK

“Mancini, sei un buffone!”, “Mancini, sei un buffone!”. Il tifoso in tribuna inferiore, alla Favorita di Palermo, dietro alle grate che delimitano gli spalti dal campo è scatenato. Chissà per quale motivo. Mancio sta per entrare, è nervoso. La panchina gli sta stretta, nonostante in campo nel suo ruolo ci sia Roberto Baggio. Ha già il ciuffo, Mancini: è castano, folto e si muove all’improvviso quando il fuoriclasse della Sampdoria si volta di botto verso la tribuna. “Ma che c… vuoi?”, urla all’ennesimo “Mancini, sei un buffone!”. E’ il 60′ di Italia-Olanda, amichevole, è il 26 settembre 1990. Palermo riaccoglie il suo eroe Totò Schillaci dopo Italia ’90. Quel giorno è questa la notizia.

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Gol ed errori, Schillaci racconta i suoi 50 anni

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Qualche giorno fa ho intervistato Totò Schillaci per il Giornale di Sicilia. Totò mi ha dato appuntamento al campo dove ha iniziato, in via Leonardo da Vinci, a Palermo. Abbiamo parlato per un’ora e dieci minuti. Il Giornale di Sicilia mi ha concesso 120 righe, uno spazio enorme per le esigenze di una redazione, ma non sono riuscito a mettere tutto. Qui vi propongo l’intervista in versione pressoché integrale.

Gli occhi da spiritato di Italia ’90 sono circondati da qualche ruga, ma chi ci crede che con quel look da eterno ragazzo Totò Schillaci oggi compie cinquant’anni? Eppure è così, il calendario è inesorabile. E il prestigiatore delle Notti magiche si appresta a tagliare il traguardo del mezzo secolo di vita. Anche se ha più capelli rispetto a quando giocava. Ma la spontaneità che spesso lo ha penalizzato resta quella di sempre. “Non ho problemi ad ammettere il trapianto di capelli – confessa – come le donne si rifanno le labbra o il seno, io ho voluto questo. E le battute ci possono stare, non me la prendo”. Totò guarda alle sue spalle, c’è il campo dove ha iniziato con l’Amat Palermo, oggi centro sportivo Cantera Ribolla che ha dato in gestione a un gruppo di tecnici. L’ex centravanti di Messina, Juventus, Inter e Jubilo Iwata, si volta indietro e traccia un bilancio: “Mi do un otto in pagella per la mia carriera e la mia vita, ma ci sono degli errori che non rifarei”. Alcuni investimenti sbagliati che lo hanno costretto ad una quasi eterna gavetta anche dopo che era diventato famoso, alcune scelte di vita. “Ma l’importante è rialzarsi, ed oggi sono soddisfatto in generale di quello che ho fatto”, dice con un sorriso lieve l’ex centravanti.

E allora, Schillaci, è il caso di festeggiare?

“Non so, io faccio il compleanno l’1, mia moglie il 6, forse faremo un weekend insieme. Certo i miei genitori vorrebbero farmi una grande festa, ma io non amo queste cose…”

E i suoi figli?
“Mi chiameranno sicuramente per farmi gli auguri, vivono tutti fuori”.

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