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Pietro Tarantino, mediano palermitano che parò un rigore al Palermo

scarafoni pietro tarantino

Il rigore parato a Lorenzo Scarafoni da Pietro Tarantino

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Il Velodromo si sta svuotando, è un pomeriggio inutile. Domenica buttata, come spesso succede da un po’ a chi va a seguire il Palermo. Se due anni prima i rosa tenevano testa alla Fiorentina di Batistuta, adesso i ragazzi di Arcoleo (sì, c’è ancora lui) rimbalzano sulla Turris, un’accozzaglia di sconosciuti in maglia bianca arrivati dalla Campania. Al Velodromo dove il Palermo alloggia perché la Favorita è impraticabile, sta per venire fuori uno squallido 0-0. Pomeriggio da cani, triste e malinconico come solo sanno esserlo quelle giornate di novembre in cui la Serie A non gioca, fa buio presto e la classifica del Palermo è già inguardabile.

E’ il 16 novembre 1997. Vent’anni fa esatti. La sera prima l’Italia vince contro la Russia e timbra il pass per i mondiali. Corsi e ricorsi storici. Palermo-Turris è un mix di niente e nulla. L’ultimo sbadiglio prima del triplice fischio però è spezzato da un fatto insolito.

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Palermo Pop 70, altro che Radio Italia

PALERMO POP 70 - 2-2-2

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Tre giorni di pace, amore e musica. Intrecciati per sempre nella storia. Un’adunata rock senza precedenti per Palermo: in viale del Fante soffia il vento di Woodstock. Succede 47 anni fa, quando Gabbani, Rovazzi, Le Vibrazioni, Nina Zilli non erano neanche nati. Palermo Pop 70 è un concerto da leggenda, con Duke Ellington, Aretha Franklin, gli Exseption, Arthur Brown che si esibiscono davanti a centomila giovani. Chiedetelo ai “ragazzi” palermitani over 60 che uscirono trasformati da quell’esperienza, così sconvolgente e irripetibile, cosa è stato quell’evento. Il concerto di Radio Italia, programmato per stasera al Foro Italico, sta monopolizzando una città, tra misure di sicurezza, limitazioni al traffico e grande partecipazione di pubblico. Ma – ci perdonino i fan di Ramazzotti e Gabbani – ha poco a che vedere con quello che successe dal 17 al 19 luglio del 1970.

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23 anni senza Agostino Di Bartolomei: con il Palermo le sue ultime sconfitte

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Un colpo di pistola. Poi il silenzio. Così 23 anni fa – in una mattina di un altro 30 maggio – ci lasciava uno dei calciatori più forti: Agostino Di Bartolomei. Capitano silenzioso, vinto dai tormenti. “Ago” ha iniziato a spegnersi quando il pallone si è sgonfiato. Perché prima o poi quel momento arriva. Apri il borsone per l’ultima volta, prendi le scarpe e le appendi al chiodo. E’ l’incubo di quasi tutti i calciatori. Anche Totti, il capitano dell’altro scudetto romanista, domenica ha confessato di avere paura. C’è un “prima”, fatto di gol, esultanze, partite. Il “dopo”, invece, spesso è un salto nel buio.

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Il Palermo, l’Empoli, i 40 anni di Toni, i capelli di Spalletti e l’ultima di Hoop

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Uno ha i capelli lunghi e lo sguardo triste. L’altro ha i capelli tristi e lo sguardo lungo. Uno è Luca Toni, 19 anni, giovane attaccante di provincia che assaggia il calcio dei grandi per la prima volta. L’altro è Luciano Spalletti, 38 anni, da Certaldo. Fa l’allenatore da pochi anni, è già stato bollato come predestinato, perché dalla C sta per riportare l’Empoli in A in un lampo. L’altro, Luca Toni, predestinato non sembra. Tutti e due si siedono in panchina. È la primavera del 1997. Splende il sole sul “Castellani”. Sulle maglie azzurre dei toscani è già estate. “Sammontana” c’è scritto, come su quelle dei cugini viola. Sta per iniziare Empoli-Palermo.

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