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16 dicembre 1979: aereo americano sfiora i tetti di Palermo e si schianta su una casa a Capaci

grumman aereo marines capaci-2 foto attilio albergoni

Quel che rimase del Grumman dopo lo schianto a Capaci (foto Attilio Albergoni)

ALE
Palermo 0, Monza 3. Guerriglia alla Favorita, pietre e bastoni in campo. Cinque poliziotti feriti, macchine all’esterno dello stadio danneggiate. E’ questo l’argomento più chiacchierato la sera del 16 dicembre 1979, 39 anni fa esatti. E’ una domenica, che sta volando via. Ma sulla testa dei palermitani sta volando anche un Grumman Prowler EA-6B dell’aviazione di Marina degli Stati Uniti. Chi abita nei piani alti improvvisamente sente il forte rumore di un motore d’aereo. E’ un “Predatore”, un aereo da guerra elettronica imbarcabile su portaerei, che sorvola basso la città. La sensazione è di quelle mai provate: il velivolo sfiora i palazzi e lascia intendere che ha dei problemi.

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10 dicembre 1988: Giucas Casella ipnotizza le mani di un bambino palermitano e… lo porta da Maradona

collage casella maradona montesano oxa

FRANK
Sabato 10 dicembre 1988, in tv su Raiuno, passano Fantastico 9, milioni di italiani sono incollati al piccolo schermo per il varietà abbinato alla Lotteria Italia. Enrico Montesano e Anna Oxa presentano l’edizione che verrà ricordata per il record di biglietti venduti: 38 milioni. Si canta, si balla e… ci si ferma. Sì, perché tra gli ospiti quella sera c’è Giucas Casella, che sta venendo alla ribalta per i suoi esperimenti di ipnosi. “Quando lo dico io!”, ripete il mago di Termini Imerese, Giuseppe Casella, detto Giucas dalle iniziali di nome e cognome. “Quando lo dico io!”, “Quando lo dico io!” insiste il mago fino a quando gli ospiti al Teatro delle Vittorie non rimangono con le dita incollate. Poi è lo stesso Giucas a spezzare l’incantesimo. A mille chilometri di distanza, a Palermo, però, qualcosa non va per il verso giusto: Dino (nome di fantasia), un bambino di otto anni, che sta seguendo Fantastico in tv, ascolta Giucas e, nonostante il mago abbia detto di non provarci a casa, incrocia le mani e non riesce più a staccarle.

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18 novembre 1988: il leopardo che azzannò una bimba a Palermo

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Che ci fa un leopardo dentro uno stabile in una zona residenziale della città? Come può una bambina di 3 anni ritrovarsi tra le fauci di un leopardo nell’androne di casa sua? Non è fantascienza, ma una storia incredibile accaduta a Palermo 30 anni fa. C’è Pascià, il leopardo, ma c’è soprattutto il pomeriggio da incubo vissuto da Marianna (nome di fantasia), 3 anni, in un palazzo di via Umberto Giordano.

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Quel tifoso del Palermo che prese a pugni il portiere avversario: 45 anni fa l’invasione di campo più folle

ALE

Chiedilo a un tifoso del Palermo di 60 anni qual è stata l’invasione di campo più celebre. Lui chiuderà gli occhi e dopo 2-3 secondi ti risponderà. Il tempo di riannodare i fili della memoria. Poi – come una scheggia impazzita – il ricordo volerà a quel Palermo-Brindisi del 4 novembre 1973, sesta giornata del campionato di B. Una domenica pomeriggio di 45 anni fa esatti. I rosa di capitan Arcoleo stanno vincendo contro il Brindisi di Papadopulo – con Gianni Di Marzio baby allenatore in panca (a 33 anni) – grazie a un gol di Barbana e sono al terzo posto virtuale. A pochi secondi dalla fine succede di tutto.

Gli ospiti pareggiano ma tale Porcelli – arbitro di Lodi – annulla. Sul capovolgimento di fronte Barbana, l’ala tascabile apprezzatissima a Palermo, si invola verso la porta avversaria. Rosario Di Vincenzo, soprannominato Zarin, il numero uno del Brindisi, si lancia in un’uscita kamikaze. Lo schianto è terribile. Il portiere abbatte Barbana, gli rompe due costole, lo lascia esanime a terra e non contento gli sputa addosso. La Favorita a quel punto diventa una fossa infernale. Dagli spalti piove di tutto – perfino pezzi di legno – e il bersaglio diventa ovviamente Di Vincenzo. Il portiere viene espulso ma decide di sfidare la folla. Si gira verso la Curva Nord e si lascia andare ad alcuni gestacci. In tanti cercano di scavalcare la recinzione. Uno ci riesce.

“Avrà avuto una quarantina d’anni ed era impossibile da prendere, perché scappava da tutte le parti”, ricorda adesso un testimone. Nel giro di pochi secondi il tifoso-invasore diventa l’idolo della Favorita. Sfugge ai placcaggi delle forze dell’ordine che lo inseguono – a quei tempi la figura dello steward non esiste – e si fionda su Di Vincenzo. Con la folla che lo segue in visibilio, il tifoso acchiappa la faccia del portiere – che nel frattempo stava andando a consegnare all’arbitro un oggetto piovuto dalla curva – e lo prende a pugni per poi rifilargli una testata. Il numero uno brindisino viene portato fuori dal campo in barella. A quel punto l’arbitro fischia la fine. Di Vincenzo pochi minuti dopo è già in ospedale. Verrà dimesso in serata: il tempo di uscire e raggiungere i compagni per andare a festeggiare in albergo.

Palermo-Brindisi però non finisce al fischio di Porcelli. Pochi giorni dopo il giudice sportivo darà partita vinta ai salentini per 2-0 e i rosanero precipitano dal terzo al decimo posto. L’episodio avrà strascichi legali. Il portiere viene denunciato per lesioni personali da Barbana. Ma Di Vincenzo (che per qualche mese, nel 2006, tornerà a Palermo con Papadopulo nel ruolo di preparatore dei portieri) è anche parte lesa per lo stesso reato commesso dall’invasore nei suoi confronti. Il tifoso palermitano è accusato anche di interruzione di pubblico evento per l’invasione di campo. Che resta la più famosa di sempre in viale del Fante. Chiedilo a un tifoso di 60 anni. Lui ti risponderà.