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L’Inter e il 5 maggio

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FRANK

Dici 5 maggio e tutti pensano a Lazio-Inter del 2002. Gli interisti più ottimisti, per la verità, ribattono col 5 maggio 2010. Stupefacente gol di Milito, baciato da Dio in quei giorni, e primo trofeo del Triplete a casa. La Coppa Italia conquistata all’Olimpico. Quello stesso stadio dove 8 anni prima Gresko sbagliava, Poborsky segnava e Ronaldo piangeva.
C’è però anche un altro 5 maggio amarissimo per i tifosi nerazzurri. Trionfale per i tifosi blucerchiati. Il 5 maggio 1991 a San Siro si gioca Inter-Sampdoria. La squadra allenata dal mitico e sarcastico Boskov è prima, tre punti di vantaggio sui milanesi guidati da Trap che hanno l’ultima occasione per avvicinarli. Mancano 4 giornate al termine e la vittoria vale ancora due punti.

E’ una partita stregata per l’Inter. Klinsmann sul filo del fuorigioco fa l’1-0, ma l’arbitro D’Elia sbagliando annulla. Nel secondo tempo si scatena la Samp. Vantaggio di Dossena, poi rigore per i nerazzurri. Matthaeus spara centrale e Pagliuca para. Vialli fa il 2-0 ed esulta con la capriola davanti alle migliaia di tifosi blucerchiati stipati nella Sud. Bergomi e Mancini litigano e vengono espulsi. La Doria si mette praticamente in tasca il primo scudetto della sua storia.

E’ una specie di Leicester, quella Samp, ma molto più forte. Non ci sono solo i gemelli del gol Vialli e Mancini. Pagliuca in porta sta per togliere a Zenga il posto in Nazionale, lo zar Vierchowod è una roccia in difesa, Pari è un motorino instancabile in mezzo al campo, Cerezo dispensa classe e tattica, Lombardo è il nuovo Fanna, anche sul piano somatico.

Da quel 5 maggio 1991, nessuna squadra italiana è riuscita più a prendersi il titolo numero uno. Sono passati 25 anni.

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Gol ed errori, Schillaci racconta i suoi 50 anni

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Qualche giorno fa ho intervistato Totò Schillaci per il Giornale di Sicilia. Totò mi ha dato appuntamento al campo dove ha iniziato, in via Leonardo da Vinci, a Palermo. Abbiamo parlato per un’ora e dieci minuti. Il Giornale di Sicilia mi ha concesso 120 righe, uno spazio enorme per le esigenze di una redazione, ma non sono riuscito a mettere tutto. Qui vi propongo l’intervista in versione pressoché integrale.

Gli occhi da spiritato di Italia ’90 sono circondati da qualche ruga, ma chi ci crede che con quel look da eterno ragazzo Totò Schillaci oggi compie cinquant’anni? Eppure è così, il calendario è inesorabile. E il prestigiatore delle Notti magiche si appresta a tagliare il traguardo del mezzo secolo di vita. Anche se ha più capelli rispetto a quando giocava. Ma la spontaneità che spesso lo ha penalizzato resta quella di sempre. “Non ho problemi ad ammettere il trapianto di capelli – confessa – come le donne si rifanno le labbra o il seno, io ho voluto questo. E le battute ci possono stare, non me la prendo”. Totò guarda alle sue spalle, c’è il campo dove ha iniziato con l’Amat Palermo, oggi centro sportivo Cantera Ribolla che ha dato in gestione a un gruppo di tecnici. L’ex centravanti di Messina, Juventus, Inter e Jubilo Iwata, si volta indietro e traccia un bilancio: “Mi do un otto in pagella per la mia carriera e la mia vita, ma ci sono degli errori che non rifarei”. Alcuni investimenti sbagliati che lo hanno costretto ad una quasi eterna gavetta anche dopo che era diventato famoso, alcune scelte di vita. “Ma l’importante è rialzarsi, ed oggi sono soddisfatto in generale di quello che ho fatto”, dice con un sorriso lieve l’ex centravanti.

E allora, Schillaci, è il caso di festeggiare?

“Non so, io faccio il compleanno l’1, mia moglie il 6, forse faremo un weekend insieme. Certo i miei genitori vorrebbero farmi una grande festa, ma io non amo queste cose…”

E i suoi figli?
“Mi chiameranno sicuramente per farmi gli auguri, vivono tutti fuori”.

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Buon compleanno, Berti!

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Il ciuffo sugli occhi c’è sempre. Anche ora che è finito il primo tempo della vita. Il ghigno malefico, anche quello, non se n’è andato. Presto ricomincia il secondo tempo. Nick dal ciuffo ribelle si avvia verso gli spogliatoi e ora che sembra quasi un signore posato non sembra neanche vero. Il cavallo pazzo che a Monaco di Baviera fece impazzire tutti adesso è sempre più vicino ai 50. Ma qualcosa del golden boy che corre, sputa veleno in tv (adesso sul web), che tifa, è rimasto. Uno così nel calcio di oggi non esiste. O forse non è mai esistito.

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Toscani in fumo (all’Inter)

FRANK

Credo che Mazzarri fumi. Come Lippi. Non sigari, sigarette. Credo che Mazzarri non sarà riconfermato alla guida dell’Inter da Thohir per la prossima stagione. E’ il triste destino dei toscani all’Inter. Falliscono. Vanno in fumo.

 

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