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Orrico e il gioco dell’orrido

ALE

L’inizio era denso di promesse. “Inter, ti faccio vedere il calcio del Duemila”. L’addio fu meno arrogante, dignitoso e umile. “Sono venuto all’Inter per ottenere certi risultati, alla fine non ce l’ho fatta. Me ne vado, non sto qui solo per soldi”. Dimissioni, scelta morale. Vent’anni dopo Corrado Orrico non allena più, fa apparizioni sporadiche su Sky, da opinionista. Lampadato e sereno, spesso col cocktail in mano, si gode così la pensione. Ebbe l’occasione della vita nell’estate del 1991 dopo aver regalato sogni a Lucca. Fu catapultato nel grande calcio e ne uscì centrifugato. Il gabbione, il wm, la zona pura, le diete. Filosofie d’alta quota nell’Inter cinica capeggiata dai tedeschi e dalla vecchia guardia Zenga-Bergomi-Ferri. Ma passare da Trapattoni a Orrico è un po’ come andare a cena con Jessica Alba e trascorrere la notte con Marisa Laurito.

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