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“Ucciso per aver rubato nel covo segreto di Riina”: il mistero di Angelo, ragazzo sparito nel nulla

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Oggi sono 27. Ventisette anni. Di Angelo non si hanno più tracce da un altro 22 gennaio. Era il 1993. Angelo è Angelo Gullo, ragazzo di 26 anni scomparso nel nulla nel cuore dell’inverno. Sarebbe stato inghiottito dalla lupara bianca perché mesi prima avrebbe osato vandalizzare il covo del boss Totò Riina, all’epoca l’uomo più ricercato d’Italia. Almeno, così hanno poi raccontato due pentiti di mafia nel 2008, come riporta un articolo del Corriere della Sera.

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La morte di un ragazzo perbene: Fabio Mazzola, ucciso per una telefonata alla donna di un boss

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Ucciso per una telefonata di pochi minuti alla fidanzata di un boss mafioso. E’ morto così 25 anni fa esatti Cosimo Fabio Mazzola in una sera di un altro 5 aprile, quello del 1994. La vittima aveva 27 anni. Ucciso come un boss, nonostante fosse un bravo ragazzo, completamente estreneo ai quadri criminali. Mazzola stava rincasando nel suo appartamento di San Cipirello a bordo della sua Fiat Tipo rossa. Poi l’agguato, ad opera di un commando guidato da Enzo Brusca.

Cosimo Fabio viene ucciso per “gelosia”. La sua colpa? Era stato fidanzato con Laura Agrigento, figlia del capomafia Giovanni, e andata poi in sposa – su volere del padre – al mafioso Giuseppe Monticciolo, una testa calda che aspira a diventare uomo d’onore. E che chiede e ottiene dai sui capi, i fratelli Enzo e Giovanni Brusca, il permesso di eliminare l’ex rivale in amore per difendere “l’onorabilità” della moglie. Una sentenza di morte che viene eseguita la sera di 25 anni fa.

Fabio e Laura erano stati costretti a interrompere la loro relazione per volontà del boss Giovanni Agrigento. Mazzola si fece da parte, comprendendo il rischio cui andava incontro. Una decisione sofferta anche per Laura, che per un po’ però manifesta rimpianti per la storia interrotta, nonostante il successivo fidanzamento con Monticciolo. Che per indenterci è tra i responsabili (insieme a Giovanni Brusca) del sequestro e della brutale uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santo, assassinato per costringere il padre a ritrattare.

A spiegare come sono andate le cose è stato nove anni dopo, nel 2003, Enzo Brusca. Confessò di aver ucciso personalmente Cosimo Fabio Mazzola perché aveva osato telefonare alla fidanzata di Giuseppe Monticciolo. Mazzola, secondo il pentito, voleva riallacciare la relazione con la donna. Tesi sempre smentita dai familiari della vittima che hanno sostenuto che non fosse Fabio a telefonare, ma Laura a cercarlo”.

L’agente dell’Ucciardone ucciso per aver visto un pizzino: “Un omicidio come regalo di Natale tra i boss”

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Aprile 1995. Durante l’ora d’aria in carcere all’Ucciardone, a un certo punto si trovano a distanza ravvicinata un paio di pezzi gorssi di Cosa Nostra. Sono Mariano Agate, il capo della mafia di Mazara, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano e Raffaele Ganci, tutti e tre boss palermitani. Un agente nota uno strano movimento, decide di far perquisire i quattro.

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Una risata, poi due killer uccidono Michele Reina in via Principe di Paternò

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Michele Reina ha 47 anni. Da tre è segretario provinciale della Dc. Il 9 marzo 1979 è un venerdì, come oggi. Sono le 22.20 quando il politico sta per accomodarsi nella sua Alfetta 2000 con la moglie Marina, di 35 anni, e una coppia di amici, Mario Leto (ex direttore amministrativo della più grande casa vinicola siciliana, la Corvo), 43 anni – amico d’infanzia – e la moglie. Siamo in via Principe di Paternò: Reina ha da poco lasciato la casa di un amico dove ha cenato. All’improvviso una Ritmo grigia affianca l’Alfetta. Scendono due giovani a volto scoperto, mentre un complice rimane al volante.

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