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5 novembre 1995, Totogol da sogno al Cep: la schedina, i 3 miliardi e poi… l’incubo

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FRANK

Il Totògol del Cep fino al 5 novembre 1995 è Totò Schillaci, l’eroe delle notti magiche. Ma a Palermo, e soprattutto al Cep, centro espansione popolare, succedono cose strane. Il 4 novembre 1995, la città si addormenta stordita da due eventi. I rosanero hanno battuto la Pistoiese sotto il diluvio e la squadra di Arcoleo ora è seconda in B. La A si può centrare. Quella stessa sera però il Tg scuote il mondo: UCCISO RABIN, premier israeliano, premio Nobel per la pace nel 1994. 

Al Cep, tra case popolari e palazzoni del boom edilizio, si va a letto senza immaginare che l’indomani la storia ribusserà alla porta del quartiere.

5 novembre 1995, domenica. Il 13 non è più il numero dei desideri, adesso a ingolosire gli italiani è l’8. Totogol, 30 partite in schedina, da indovinare quelle con il maggior numero di reti. Si vince con 6, pochino, con 7, una buona somma, con 8, appunto, un’enormità.

Totò Schillaci gioca in Giappone nello Jubilo Iwata, lo coprono di yen e finisce la carriera in Sol Levante. 

Ma in quel giorno di inizio novembre, Totògol al Cep si materializza sotto le vesti di un foglietto di carta. Nella ricevitoria dei fratelli Ottini, in via Brunelleschi, qualcuno acquista una quota di un sistema elaborato dal più piccolo degli Ottini, Maurizio. Spende 1.600 lire e si mette in tasca un tesoro. 

1-9-13-15-19-21-22-27 è la combinazione da sogno. Frutta tre miliardi e 243 milioni di lire, è la seconda vincita più alta di sempre, fino ad allora, dopo quella del 23 dicembre 1994 (3.710.723.415 lire), anche quella realizzata a Palermo.

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Quel tifoso del Palermo che prese a pugni il portiere avversario: 45 anni fa l’invasione di campo più folle

ALE

Chiedilo a un tifoso del Palermo di 60 anni qual è stata l’invasione di campo più celebre. Lui chiuderà gli occhi e dopo 2-3 secondi ti risponderà. Il tempo di riannodare i fili della memoria. Poi – come una scheggia impazzita – il ricordo volerà a quel Palermo-Brindisi del 4 novembre 1973, sesta giornata del campionato di B. Una domenica pomeriggio di 45 anni fa esatti. I rosa di capitan Arcoleo stanno vincendo contro il Brindisi di Papadopulo – con Gianni Di Marzio baby allenatore in panca (a 33 anni) – grazie a un gol di Barbana e sono al terzo posto virtuale. A pochi secondi dalla fine succede di tutto.

Gli ospiti pareggiano ma tale Porcelli – arbitro di Lodi – annulla. Sul capovolgimento di fronte Barbana, l’ala tascabile apprezzatissima a Palermo, si invola verso la porta avversaria. Rosario Di Vincenzo, soprannominato Zarin, il numero uno del Brindisi, si lancia in un’uscita kamikaze. Lo schianto è terribile. Il portiere abbatte Barbana, gli rompe due costole, lo lascia esanime a terra e non contento gli sputa addosso. La Favorita a quel punto diventa una fossa infernale. Dagli spalti piove di tutto – perfino pezzi di legno – e il bersaglio diventa ovviamente Di Vincenzo. Il portiere viene espulso ma decide di sfidare la folla. Si gira verso la Curva Nord e si lascia andare ad alcuni gestacci. In tanti cercano di scavalcare la recinzione. Uno ci riesce.

“Avrà avuto una quarantina d’anni ed era impossibile da prendere, perché scappava da tutte le parti”, ricorda adesso un testimone. Nel giro di pochi secondi il tifoso-invasore diventa l’idolo della Favorita. Sfugge ai placcaggi delle forze dell’ordine che lo inseguono – a quei tempi la figura dello steward non esiste – e si fionda su Di Vincenzo. Con la folla che lo segue in visibilio, il tifoso acchiappa la faccia del portiere – che nel frattempo stava andando a consegnare all’arbitro un oggetto piovuto dalla curva – e lo prende a pugni per poi rifilargli una testata. Il numero uno brindisino viene portato fuori dal campo in barella. A quel punto l’arbitro fischia la fine. Di Vincenzo pochi minuti dopo è già in ospedale. Verrà dimesso in serata: il tempo di uscire e raggiungere i compagni per andare a festeggiare in albergo.

Palermo-Brindisi però non finisce al fischio di Porcelli. Pochi giorni dopo il giudice sportivo darà partita vinta ai salentini per 2-0 e i rosanero precipitano dal terzo al decimo posto. L’episodio avrà strascichi legali. Il portiere viene denunciato per lesioni personali da Barbana. Ma Di Vincenzo (che per qualche mese, nel 2006, tornerà a Palermo con Papadopulo nel ruolo di preparatore dei portieri) è anche parte lesa per lo stesso reato commesso dall’invasore nei suoi confronti. Il tifoso palermitano è accusato anche di interruzione di pubblico evento per l’invasione di campo. Che resta la più famosa di sempre in viale del Fante. Chiedilo a un tifoso di 60 anni. Lui ti risponderà.

Le 5 perle di Campilongo: Lecce-Palermo 1-7, quel pomeriggio passato alla storia

 

ALE

Otto maggio 1960, 23 ottobre 1994. Sasà Campilongo non lo sa ancora, ma quando al 76′ di un Lecce-Palermo già virtualmente chiuso, deposita la palla in rete alle spalle di Gatta, entra nella storia. E’ il quinto gol personale, che vale il 7-1 del Palermo al Via del Mare. Campilongo eguaglia così il record di un certo Carlo Dell’Omodarme (ex Juve) che 34 anni prima aveva fatto la stessa cosa in un Cagliari-Como con la maglia dei lariani.

“Come si dice? Quintupletta?”. “Quando ricapiterà una cosa del genere?”. Sono queste le domande che molti fanno mentre su Lecce-Palermo stanno scorrendo i titoli di coda. A quella più naturale (“E’ mai successo?”) gli statistici rispondono rispolverando Dell’Omodarme. Alle altre nessuno ha mai replicato con certezza. Souvenir di una partita scolpita nella storia. Come curiosamente capiterà domenica sera, anche questo Lecce-Palermo vale per l’ottava giornata di B. Lecce appena sceso dalla A e destinato a finire in C con un doppio capitombolo (per poi risalire in A con due promozioni di fila, altro paradosso). Palermo di Salvemini imbottigliato a metà classifica dopo un inizio di stagione da sogno, con tanto di vittoria a San Siro sul Milan degli Invincibili.

Quel pomeriggio però succedono cose strane. Il Palermo negli anni Novanta ha problemi seri con le trasferte. Segna pochissimo e non vince praticamente mai, forse la media è di una vittoria all’anno. A Lecce succede l’inverosimile. Campilongo apre le danze già dopo quattro minuti con un colpo di testa preciso. Poi si fa male Iachini, entra Campofranco. I padroni di casa reagiscono e pareggia Rosario Biondo, palermitano doc, terzino allergico al gol che entra nel festival dell’assurdo, segnando sotto la Nord e scaricando tutta la rabbia abbattendo una telecamera a bordocampo.

Il Palermo che fino ad allora fuori casa le aveva perse tutte senza segnare, rialza subito la testa e sfonda ancora. Il mattatore è uno solo: Campilongo che riporta i rosa in vantaggio con una testata alla Van Basten che muore all’incrocio. Sasà-gol si infila nella allegra difesa leccese che è una meraviglia e chiude alla perfezione le ripartenze rosa nelle praterie salentine. Prima della fine del tempo graffia altre due volte, confezionando un poker da sballo. Il Lecce non c’è più. Mareggini e Biffi, là dietro, si godono un pomeriggio di riposo mentre in avanti Campilongo fa il Lewandowski segnando in tutti i modi possibili.

Nella ripresa – sempre in contropiede – timbrano ancora Petrachi e l’ex Rizzolo. E’ la vendemmiata d’ottobre del Palermo che però non smette di passeggiare sulle macerie avversarie. A un quarto d’ora dalla fine Petrachi buca centralmente la difesa salentina e consegna a Campilongo il gol della storia. Lui però non esulta neanche, ormai pago per la scorpacciata personale. E’ il pokerissimo che vale il 7-1 finale. Per il Lecce è la peggiore sconfitta di sempre. Per il Palermo è l’esatto contrario. Guido Monastra alla radio perde la voce e il giorno dopo il Giornale di Sicilia sbatte il protagonista della partita in prima pagina, scegliendo un titolone con una parola sola: “CampilonGOL”. Sì, è storia.

 

E’ morto Gonella, quel fischio al 90′ che costò al Palermo la Coppa Italia

 

ALE

Per i palermitani è rimasto per sempre un ladro di sogni. Anche a 40 anni e passa di distanza. Adesso Sergio Gonella non c’è più. Si è spento oggi a 85 anni. Arbitro di fama internazionale, nella sua lunga carriera arrivò a dirigere sia la finale di un campionato del Mondo che quella di un Europeo. Tutto d’un fiato: 1978 e 1976. Due anni prima però la storia di Gonella, bollato sin all’inizio come severissimo ed imparziale, fece irruzione nella notte che i palermitani aspettavano da sempre. Ovvero finale di Coppa Italia dell’Olimpico, 23 maggio ’74.

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