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L’ultimo fischio di Rizzoli: quando a 29 anni fece infuriare il Palermo

ALE – “Non mi chiedete cosa è successo, non ero io l’arbitro”. E’ una furia Giuliano Sonzogni, l’allenatore, solitamente uomo tranquillo. I suoi baffi spettinati dicono tutto. “Non abbiamo vinto, ma la colpa non è nostra. Abbiamo giocato bene, poi qualcuno ha deciso di rovinarci”, si sfoga Max Cappioli, il simbolo. “Abbiamo giocato forse la miglior gara in trasferta della stagione, ma l’arbitro ha compromesso i nostri sforzi”, rincara la dose Ciccio Brienza, il talentino. Montalbano (Vincenzo), il duro, va giù pesante: “Qualcuno ha aiutato l’Ascoli a pareggiare e il rigore del 2-3 è inventato. Anche Passiatore non voleva crederci e ha sorriso, quando l’arbitro ha dato il rigore”. Ascoli-Palermo è finita da un quarto d’ora: 3-3 vibrante e spettacolare.

Sono le 16.30 del 7 gennaio 2001. Sala stampa del “Del Duca”: partita maschia, serie C1, sfida al vertice. Pioggia, fango, battaglia, gol e torti. Tutti contro uno. Quell”‘uno” è un certo Nicola Rizzoli, un ragazzo bolognese di 29 anni con i capelli sempre a posto, che neanche il diluvio di Ascoli Piceno è riuscito a spostare. Occhi chiari, polsino nero, sguardo fisso sull’azione. In quel pomeriggio marchigiano di 16 anni fa riesce nell’impresa di fare imbestialire una squadra intera. Dal giocatore più tranquillo a quello più focoso. Rizzoli è il “colpevole”, il vero protagonista della giornata. Nessuno sa che 13 anni dopo proprio lui diventerà il fischietto principe del mondo, con quel Germania-Argentina, finalissima di Brasile 2014, nella notte più sognata da ogni ragazzino che inizia ad arbitrare.

Eppure, all’inizio di tutto, Rizzoli fu costretto a ingoiare la sua oliva ascolana. Un pomeriggio che rischiò di spezzare all’alba la sua carriera. Le cronache di quel piovoso pomeriggio sono spietate. Palermo si scaglia contro questo giovane arbitro, sconosciuto, pettinato, dai modi cortesi ma decisi, che ha sbagliato tutto. Di professione Rizzoli fa l’architetto, è equilibrato e disponibile al dialogo coi giocatori. Frettoloso e casalingo, come spesso capita nei campi della terza serie. Palermo non ci sta. A tre minuti dalla fine i rosa stanno per portare a casa una vittoria fondamentale. Vincono 3-1, La Grotteria e Bombardini gestiscono in pieno controllo. La gente sfolla, lo stadio è deserto. Poi però si sveglia Rizzoli e cambia la musica. Un rosso (al difensore Giampietro), due rigori in zona Cesarini (uno completamente inventato, quello del 2-3) e la frittata è fatta. Scatta la caccia all’arbitro, schizzano le accuse e sono schegge di fango che sbattono sulla giovane giacchetta nera.

“Tranquilli – sentenzia qualcuno -. Questo Rizzoli ha 29 anni. Tra poco cambierà hobby e la domenica non rovinerà più nessuno”. Tredici anni dopo però sbucherà ancora col pallone in mano. E lo fa nel tunnel del Maracanà, con Messi alle sue spalle e Lahm al suo fianco. Oggi Rizzoli è un pensionato. Ha appena detto basta. Non se l’aspettava nessuno, perché poteva continuare per un altro anno. Sarà lui il nuovo designatore di Serie A. E forse oggi – che è tutto finito – ripenserà ai “vaffanculo” di Totti, alla finale dei mondiali brasiliani. Ai premi ricevuti, ai rigori dati e non dati, ai cartellini dimenticati. E a quella volta che fece infuriare il Palermo. Addio campo, lo aspetta una scrivania. Perché stavolta la vita ha fischiato solo due volte. C’è il secondo tempo. Buona fortuna, Rizzoli. In fondo chi passa dal deserto del Del Duca agli 80 mila del Maracanà è capace di tutto.

Dalla Panormus al Parma, dallo scudetto alla B: 20 anni di Calaiò

panormus 1997

La Panormus campione d’Italia giovanissimi dilettanti 1996-1997. In alto da sinistra: Marcaione (preparatore atletico), De Domenico G. (allenatore), Seminara, Pecorella, Di Maggio, Calaiò E., Li Vigni, Raimondi, Misuraca, Di Domenico, Cipolla V. (dirigente accompagnatore), Calaiò U. (preparatore dei portieri). Accosciati da sinistra: Vegna, De Domenico M. (mascotte), Cipolla G., Villafranca, Cammarata, Giardina, Milano, Giordano, Lo Giudice, Cipolla A. (mascotte), Sicilia, Pizzo.

 

FRANK
Lo vedo ancora Manu, ciondolare in campo, alla ricerca del pallone giusto che quel giorno non arriva. Il suo pane è il gol, ma nulla da fare. Non segna Manu in quella infuocata mattinata a Montecatini. Fa niente, la Panormus è campione d’Italia giovanissimi dilettanti. E Manu è stato il trascinatore per tutta la stagione. E’ il 21 giugno del 1997, sono passati vent’anni da un pezzo di storia del calcio giovanile siciliano.

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Italia ’90, a Palermo arriva il Mondiale: città senz’acqua, ma c’è la birra

ALE. C’è una luce in fondo al tunnel degli anni Ottanta. Palermo aspetta questo giorno da una vita. I riflettori del pianeta sono puntati sulla Favorita, quando Ruud Gullit sbuca in campo con la fascia al braccio, insieme al capitano avversario, Gamal Abdelhamid. Olanda-Egitto, Palermo ha il suo Mondiale. Anche “Ciao”, il simbolo di Italia ’90, sbarca in viale del Fante. Ed è una liberazione. Il Grande Evento era stato messo in dubbio più volte per troppi motivi. Ritardi agghiaccianti, polemiche, macerie e quattro operai vittime di una fine orribile: schiacciati e sfigurati dopo un volo di 30 metri. Dai morti nel cantiere palermitano, ai problemi economici e burocratici, al gigantesco giro d’appalti che scuote interessi di ogni tipo, quando la mafia – protagonista indiscussa – era tutto fuorché silenziosa.

La notte mondiale trova le sue origini nel 1987, 30 anni fa. Il sindaco è sempre Leoluca Orlando: ottiene la benedizione del governo per un progetto di potenziamento della vecchia Favorita e fa partire una corsa contro il tempo lastricata di difficoltà. Dopo un anno di intoppi il Consiglio comunale approva la delibera per la richiesta di finanziamento di 25 miliardi (di lire) per ampliare lo stadio.  L’operazione mondiali a Palermo affronta anche il grosso problema dei parcheggi: ci sono in progetto tre mega-parking, tra cui l’ipotesi di collegarne uno direttamente alla zona stadio, con un tunnel sotterraneo in via Libertà. Non se ne farà niente. Il percorso che porta i mondiali a Palermo è tragico. Ma il 12 giugno arriva e spazza via le polemiche. A Palermo sbarcano prima Olanda e Egitto. Cinque giorni dopo tocca all’Irlanda. 

La città è invasa da tifosi. E mentre gli egiziani colonizzano Mondello, passeggiando sul lungomare per trascorrere la lunga attesa prepartita, gli olandesi innaffiano la tensione con l’alcol. Si tuffano nella zona della Cala e familiarizzano con vino e scirocco. Incrociandosi con gli irlandesi, che nella settimana palermitana si sono fiondati al “The Navy”, la birreria di Porta Carbone. Il quartier generale è in via Principe di Belmonte, colorata di verde per l’occasione. Olandesi e irlandesi si divertono e si fanno arrostire dalla canicola di giugno, mentre il divieto di vendere alcolici vale solo nei pressi dello stadio.

E i palermitani? L’euforia si mischia con la rabbia. Perché in fondo Palermo è stata l’unica squadra a giocare fuori casa per due anni (c’è il famoso trasloco a Trapani con 20 abbonati), la società ha sfiorato il secondo fallimento e come se non bastasse due settimane prima di Italia ’90, i rosa hanno perso in extremis campionato e Coppa Italia di C (memorabili i rigori con la Lucchese, con errore decisivo di Cancelli dopo il gol di Bresciani, bravo a sfilare la palla al portiere che si allaccia le scarpe).

Ma più che arrabbiati, i palermitani sono assetati. Sete di calcio e di acqua. All’esterno del quadrilatero di Italia ’90 tra stadio e piazza Alcide De Gasperi, esplode la rivolta, perché mezza città affronta l’emergenza idrica. I rubinetti sono a secco, fa caldissimo e i palermitani si ribellano dando vita a blocchi stradali, incendiando cassonetti dell’immondizia e rovesciandoli sull’asfalto rovente. La gente – per dar forza alla propria protesta – si sposta nei pressi dello stadio, dove ci sono i riflettori mondiali. Arrivano dalla Noce, da Brancaccio e dallo Zen. E’ una ribellione feroce, che sconfina pure sulla linea ferrata. Una muraglia umana invade i binari e blocca i treni in transito per il Continente. E’ la rivolta dei silos, uno dei simboli della Palermo di fine anni Ottanta. Ma la priorità è fronteggiare le richieste di alberghi e ristoranti nei giorni del Mondiale. E con gli occhi di un pianeta addosso l’obiettivo è evitare altre figuracce. Perché Palermo ne ha già fatte abbastanza.

Vedi Napoli e poi piove: il Palermo e il buon vento a Benevento

ALE. Estate 2001, la data è segnata in rosso. Si sogna: il 2 dicembre il Palermo tornerà a Napoli. Vengono compilati i calendari della B, riaffioriano subito storie di lacrime. Di gioia e rabbia. Si intrecciano i momenti clou della storia rosanero. Nel 1972 il San Paolo ospita Sorrento-Palermo: là i ragazzi di Ninetto De Grandi conquistano l’ultima promozione in A. Un esodo di massa accompagna Sgrazzutti, Arcoleo, Vanello e gli altri compagni al traguardo. La città è in fermento per una settimana. I giocatori riescono a stento a camminare per strada. Lo 0-0 finale porta il Palermo in A. Sette anni dopo c’è una finale di Coppa Italia, contro la Juventus. Ancora una “diaspora” verso il San Paolo. Questa però è una cronaca di un racconto impossibile. Appena sfiorata, perché il Palermo perde contro la Juventus a tre minuti dalla fine dei tempi supplementari, e di quella notte tutto è già stato detto.

Nel 2001 i rosa tornano in B e si “allineano” di nuovo al Napoli. Il viaggio al San Paolo però sfuma in extremis. Il quartiere olimpico di Fuorigrotta è ancora segnato dal nubifragio di metà settembre. I danni dell’ultima alluvione costringono il club partenopeo a “dirottare” il match con il Palermo a Benevento. I tifosi rosanero non la prendono bene. Il gustoso posticipo del lunedì sera perde una valanga di fascino. Niente San Paolo, si gioca in uno stadio un po’ sgangherato, sicuramente senz’anima: il Santa Colomba di Benevento. La squadra di casa – che ieri ha festeggiato per la prima volta lo storico approdo in A – nuota in fondo alla classifica di C. Anche il Napoli è un piccolo Napoli. I tifosi azzurri boicottano la partita.

Al Santa Colomba si presentano in mille. Il Napoli di Vidigal e Jankulovski è quattordicesimo. Sta molto più su il Palermo di Mutti, che si presenta a Benevento col morale alle stelle, 5 punti di vantaggio e 300 fedelissimi al seguito. La partita va in diretta tv su Stream. E chi l’ha vista non la dimentica. Perché a Benevento si vede il miglior Palermo dell’anno. I rosa perdono 3-2 in nove contro undici, condannati da un calcio di rigore discutibile. Una partita che a tratti sembra un romanzo. Segna subito Guidoni, pareggia Vidigal.

Ma i Mutti boys frullano gioco, dominano con le ali, pressano, rubano palla e ripartono. Già all’undicesimo tornano in vantaggio dopo un assolo sulla fascia di Bombardini che viene steso nei pressi dell’area. Punizione, bomba di Amerini, gol. Poi succede che Sicignano fa un paperone e si fa beffare da Stellone, Marco Aurelio viene espulso e l’arbitro Messina regala il rigore del 3-2. Segna di nuovo Stellone. Poi Ferri lascia il Palermo in 9, che ci prova fino a 95′. Cappioli su punizione sfiora il clamoroso 3-3. E’ stata una partita bellissima. La migliore dell’era Mutti. Che a fine partita si sfoga così: “Mi dispiace, questa volta non si può proprio stare zitti”. Ricordi di una notte di 16 anni fa. Quando nella mappa del calcio ancora Benevento non esisteva.