Cascio, Antibo e Schillaci: Totò d’Italia, quando Palermo (senza acqua) si scoprì mondiale

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“Ma cosa ci fa Toto Cutugno in questa copertina? Doveva esserci Totò Antibo”. E’ la domanda – con annessa risposta – che fanno molti palermitani davanti alle edicole, quando ancora erano chioschi affollati di carta, informazioni, persone, idee e interrogativi. La copertina è quella del Tv, Sorrisi e Canzoni, il settimanale che ti svela cosa andrà in onda in televisione. Il titolo è: “Toto (senza accento, ndr) d’Italia”. A sinistra c’è Schillaci, reduce dalle famose notti magiche su cui tutto è stato scritto, a destra invece Cutugno, finito secondo a Sanremo, come spesso gli capitava (con Gli amori). Al centro, alzato di peso, c’è un bambino di 10 anni. E’ Totò Cascio, diventato famoso con Nuovo Cinema Paradiso. E’ il tramonto del luglio del 1990, 30 anni fa esatti. Nella copertina due personaggi su tre sono palermitani. Il terzo Totò doveva essere Antibo, dicono in tanti. Avevano ragione.

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Impresa da pazzi: quel Piper in volo da New York a Palermo in solitaria e senza scalo per 33 ore

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In volo da New York a Palermo con un Piper, in solitaria e senza scalo. Apre con questa notizia il New York Times la mattina del 24 giugno 1958, 62 anni fa esatti. La trasvolata atlantica di Max Conrad fa in poche ore il giro del mondo. Ed è una storia tutta palermitana, rivissuta e rimasta scolpita nell’eternità anche grazie al racconto del pilota palermitano Willy Ribolla. Nel giugno del 1958 l’aeroporto di Boccadifalco fu meta di una delle più straordinarie imprese aviatorie del mondo. Max Conrad, pilota collaudatore effettuò una trasvolata atlantica, senza scalo, con un piccolo Piper Comanche, velivolo monomotore da 250 hp.

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Il mistero del palermitano tornato da Cuba senza organi, il fratello: “26 anni di tormenti”

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“Mio fratello è andato a Cuba per una vacanza, è tornato a Palermo dentro una bara di cartone, irriconoscibile e privo di tutti gli organi”. Per morire di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio, cantava Fabrizio De Andrè. Ma andatelo a spiegare a chi ha dovuto inghiottire 26 anni di silenzi. Di tormenti e angosce. La famiglia di Antonio Ciacciofera, giovane bancario palermitano morto nel 1994 a Cuba in circostanze misteriose, è precipitata dritta all’inferno in un giorno di fine primavera. Antonio aveva 24 anni. “Incidente stradale”, è la versione ufficiale. Una versione che si è sbriciolata tra sospetti e ombre. Perché la storia di questo ragazzo palermitano è un devastante cammino nell’inferno. Adesso, a distanza di tanti anni, Michele Ciacciofera, il fratello più grande, ha rispolverato così la tragica fine di Antonio. Un caso finito alla ribalta delle cronache internazionali e subito silenziata dalle istituzioni, su cui si agitano gli spettri di una violenza cieca: il sequestro, le torture, una morte lenta. E poi ancora: il corpo quasi decapitato e il muro di gomma su cui ha sempre rimbalzato la famiglia del giovane palermitano.

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30 maggio 1990, Palermo-Lucchese inaugura la Favorita mondiale. Un’altra Coppa Italia di lacrime

collage palermo lucchese

 

FRANK

Il prologo delle Notti Magiche, a Palermo, è una serata dolceamara alla Favorita. Anzi, alla nuova Favorita. Sì perché il 30 maggio 1990 è il giorno dell’inaugurazione dello stadio, dopo la ristrutturazione che costa miliardi e, soprattutto, 5 operai morti in un incidente che vengono giustamente ricordati con un minuto di raccoglimento alla “prima”. Un restyling che consegna all’impianto di viale del Fante i requisiti per ospitare il mondiale italiano. Per accogliere sul prato sotto Monte Pellegrino campioni del calibro di Gullit, Van Basten, Rijkaard. Due settimane prima del debutto dell’Olanda, però, previsto per il 12 giugno 1990, il campo viene testato da rossoneri di altra categoria. C’è la Lucchese di Corrado Orrico. I toscani sfidano il Palermo allenato da Franco Liguori per la finale di ritorno della Coppa Italia di Serie C.

Dopo mesi a giocare fuori, a Trapani, ma perfino a Partinico, i rosanero ritrovano la loro casa. C’è l’eterno sindaco Leoluca Orlando, c’è il presidentissimo Renzo Barbera, che è il capo organizzazione di Palermo di Italia 1990 e che quasi naturalmente darà, anni dopo, il proprio nome allo stadio. C’è il cardinale Salvatore Pappalardo. E ovviamente ci sono gli spalti pieni: 35mila spettatori, anche se le richieste di biglietti sono arrivate a 80mila. Mio padre, non so come, ha trovato dei tagliandi di tribuna. E quindi tra quei 35mila ci siamo pure io, mio padre, mia madre e mio fratello – per l’unica volta nella mia vita – contemporaneamente allo stadio. Dettagli a parte, bisogna battere la Lucchese con due gol di scarto. I rossoneri hanno vinto 2-1 all’andata e la regola della rete segnata fuori casa che vale doppio non è ancora in vigore nella Coppa Italia di C.

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