“Non ci vedo più”: a Palermo l’ultimo sipario di Totò

ALE

“Non ci vedo più”. Il principe della risata questa volta è serissimo. Antonio De Curtis – per tutti Totò – gira per un attimo le spalle al pubblico. E mentre è sul palcoscenico del Politeama di Palermo ed è vestito da Napoleone, batte nervosamente le palpebre come per togliere un corpo estraneo dall’occhio destro e sussurra all’orecchio della compagna e attrice, Franca Faldini, che non ci vede più. Totò ha 59 anni e la sua carriera si ferma di colpo. Gli occhi del più grande comico italiano si chiudono a Palermo (il sinistro aveva smesso di funzionare da tempo). E’ il 3 maggio 1957, 63 anni fa esatti. E siccome Totò è Totò quello spettacolo lo porta a termine. Soltanto con l’istinto. In sala non se ne accorge nessuno. Antonio De Curtis accelera i tempi e taglia le battute. Ma non può cancellare la realtà.

Mentre si consuma l’ultima scena il pubblico è in visibilio – e tra gli spettatori c’è anche un giovane Lando Buzzanca – Totò matura l’amara consapevolezza e lievita il dramma: l’ultima cosa che il principe De Curtis vede è il palco del Politeama. Cala anche il sipario su un’epoca. Con coraggio, per non deludere i palermitani, Totò si presenta sul palco anche le sere del 4 e del 5 maggio con un paio di occhiali da sole spessi. E’ la fase 2 della vita del principe della risata, che il 6 maggio è costretto però a sospendere la tournée di “A prescindere”, così come si chiamava lo spettacolo, e vola a Roma tra le lacrime.

Sembra uno scherzo del destino, perché il sangue di Totò è per metà palermitano. La mamma, Anna Clemente, era nata a Palermo. Ed è proprio il fratello di sua madre, lo “zio Vicè”, a registrarlo all’anagrafe nel 1899, quando Totò viene al mondo. Il grande attore vede il buio al Politeama e il giorno dopo lo sanno già tutti. La voce infatti si sparge all’improvviso, dai vicoli di Palermo al resto d’Italia. “Totò annurbò” urlavano i ragazzini che vendevano i giornali per strada, più dirompenti di una breaking news su internet.

L’oculista palermitano Giuseppe Cascio, poche ore dopo, il 4 maggio, visita Totò e parla di “fase delicata e preoccupante”, diagnosticando una “corioninite laculare con lieve emorragia”. La funzionalità dell’occhio destro è andata, seguendo lo stesso epilogo del sinistro, andato “perso” nel 1938, quando il grande comico napoletano era appena quarantenne. Da lì in poi, con molta fatica, Totò dedicherà il resto dei suoi anni al cinema.

Pubblicato il 3 maggio 2020 su Cronaca, Storia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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