Dal biancoblù a #siamoaquile, storia dei loghi del Palermo

 

collage loghi palermo

I marchi storici del Palermo disegnati da Paolo Massimiliano Paterna nel libro di Giovanni Tarantino, “Una storia in rosa e nero” (il Palindromo, 2014)

Giovanni Tarantino

Qualunque discorso si possa fare sul nuovo logo del Palermo non si può prescindere da un punto di partenza, il testo del video diramato da Hera Hora srl, nuova proprietà del Palermo calcio rappresentata da Dario Mirri e Tony Di Piazza. Vale la pena riportare integralmente il testo in questione: «Ci hanno detto che il nostro tempo è passato, che il nostro destino è già scritto, che non meritiamo un sogno o che non siamo abbastanza forti per realizzarlo. Ma c’è una cosa che questa città ci ha insegnato: che nessuno può dirci quello che dobbiamo essere. Abbiamo radici forti, fame, lacrime e sangue che scorre. Sappiamo che non basta un giorno e che ogni giorno è una battaglia. Cadiamo, ci scrolliamo la polvere di dosso e ci rialziamo sempre. Qualcuno si può chiedere perché.

È semplice: siamo aquile, siamo fatti per volare». C’è la chiarezza del messaggio che si vuole trasmettere, la tradizione forte, le aspettative tradite, l’orgoglio dell’appartenenza, il riscatto. Tutto sintetizzato in un simbolo, quello che manda in archivio il logo che fu dell’Us Città di Palermo, realizzato da Ferruccio Barbera, anche se in pochi sanno che Danilo Li Muli, che ha realizzato il nuovo logo, si è avvalso anche della collaborazione di Lorenzo Barbera, che di Ferruccio è figlio, e di Renzo, il “presidentissimo”, è nipote.

 

Nuovo logo Palermo

La testa di un’aquila, con lo sguardo volto a destra, inscritta in un cuore stilizzato, la parte destra forma una P, la parte sinistra rivela i colori in tre linee, due esterne nere, quella centrale rosa. Moderno e tradizionale allo stesso tempo.

Un logo, d’altro canto, non può tradire certe aspettative. Certo, i club ci hanno abituato a tutto, ma è stato nientemeno che Carl Gustav Jung, con la sua concezione degli archetipi, a dettare la linea: «Il simbolismo è fondamentale per cogliere il rapporto tra coscienza e inconscio». In sintesi: vedi un logo, devi percepirne l’anima.

A giudicare dai moti d’orgoglio suscitati dal nuovo marchio del Palermo, valutati e temprati principalmente sui cosiddetti social network, sembra prevalere il gradimento da parte del popolo rosanero. Che ne ha vista, anche sul piano schiettamente estetico, d’ogni colore.

La storia dei marchi del Palermo, infatti, è tutt’altro che monotona, a tratti controversa e spesso segue le vicissitudini in cui è incorsa la società rosanero nei suoi quasi centoventi anni di storia. Un viaggio a ritroso ai tempi della fondazione del Palermo svela in realtà il primo arcano, e la madre di tutte le domande che riguardano la storia del sodalizio: quando è nato il Palermo?

Se si legge la storia degli albori della società con una chiave ironica si potrebbe valutare che i primi presidenti non avrebbero potuto fare di meglio per confondere le idee ai posteri. Andiamo con ordine.

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Il primo stemma del Palermo è biancoblù, ha una banda diagonale al cui interno è recata la scritta Palermo F.B.C. iniziali di Foot Ball Club. Sotto lo scudo una dicitura: «Costituito nel 1898». Nessun elemento storico vieta di pensare che i primi fermenti calcistici giunti in città dall’Inghilterra siano riconducibili alla fine dell’Ottocento. Addirittura alcune fonti rimandano a un Anglo Panormitan Foot Ball Club che sarebbe esistito già dal 1897. Nei fatti, a sgomberare il campo da ogni perplessità, lo statuto di fondazione, datato 1 novembre 1900. È il documento a cui si fa risalire la costituzione del club, valorizzato dal giornalista e storico Vincenzo Prestigiacomo, che ha restituito al documento la dovuta importanza dopo tanti anni di incertezze e perplessità.

Tra i tanti paradossi che riguardano i primi anni di vita del Palermo la scelta del primo simbolo. Il disegno del logo venne ideato nel 1920 dal presidente dell’epoca, Valentino Colombo, che in quel periodo ricopriva la carica di presidente dell’Ente provinciale sportivo. Sebbene il primo Palermo avesse adottato il rosso e il blu come propri colori sociali, Colombo pensò di utilizzare per il simbolo il bianco e il blu che erano i colori di un’altra società cittadina, il Racing F.B.C., che nel 1919 era stata ceduta proprio a Colombo. Con la dicitura «Costituito nel 1898» Colombo pensò bene di omaggiare i soci fondatori del Palermitan Athletic and Football Club.

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Il Palermo ha più volte cambiato il proprio simbolo societario nel corso della sua storia e la prima proprio un anno dopo la realizzazione del simbolo biancoblù. Nel 1921 fu lo stesso Colombo a modificare i colori dello stemma, da biancoblù in rosanero – colore delle maglie del Palermo dal 1907 – pur mantenendo la stessa struttura del logo, la dicitura Palermo F.B.C. e la scritta «Costituito nel 1898».

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Il secondo cambio di simbolo nel 1929. A luglio di quell’anno il Palermo aveva cambiato presidente, al vertice societario era stato eletto il barone Luigi Bordonaro di Gebbiarossa, appassionato calciofilo. Il nuovo presidente affidò a Giuseppe Rizzo, un pittore futurista di Corleone in grande considerazione in quel periodo, la realizzazione del nuovo marchio. Un rombo rosanero, con all’interno la scritta Palermo F.C., sovrapposto a un cerchio che rappresenta la stilizzazione di un pallone di cuoio da calcio stile anni Venti.

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Ancora un cambio tre anni dopo, nel 1932, in occasione della prima stagione in serie A nella storia del Palermo. Si ritorna allo scudo bicolore rosanero degli albori, con una significativa integrazione. Fa per la prima volta la sua comparsa tra i marchi societari l’aquila dorata, simbolo dell’emblema comunale della città di Palermo fin dai tempi di Guglielmo I.

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Nel 1947 è la volta dell’aquila coronata. È il marchio voluto dal barone Stefano La Motta, nemmeno trentenne quando giunge alla presidenza del Palermo. È il simbolo che modifica una precedente versione disposta da Francesco Paolo Barresi, dirigente dei primi anni Trenta. L’aquila di La Motta, ideata dopo la caduta del fascismo che aveva imposto al Palermo l’adozione dei colori municipali, giallorosso, al posto del rosanero, “abbassa” le ali rispetto alla precedente e posa su una base all’interno della quale sono inscritte le iniziali S.P.Q.P., Senatus Populus Que Panormitanus. Questo simbolo accompagnerà il Palermo per oltre trent’anni.

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Nel 1982 si cambia ancora. L’ingegnere Roberto Parisi, titolare dell’Icem, un’azienda che cura per il Comune di Palermo il servizio di illuminazione pubblica, fa cambiare nuovamente il logo. Viene realizzato uno dei simboli di maggiore successo, che hanno fatto particolare breccia nel cuore dei tifosi, al punto da essere riprodotto e utilizzato ancora oggi. È un’aquila nera stilizzata con un collare rosa, che volge lo sguardo verso la sua destra, inscritta in un rombo. L’aquila accompagna il Palermo fino alla sventura della radiazione dell’estate 1986.

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Il triste destino del simbolo, come si diceva, non ha scalfito l’affetto che i supporters nutrono ancora oggi per quell’icona che fa tanto amarcord ed effetto vintage: è stata riprodotta, in maniera trasversale, sulle magliette e le bandiere di un gruppo particolarmente attivo sui social network, Rosanero Storia, su adesivi con la scritta “Vecchia Palermo”, e sulle bandiere sventolate in Curva Nord allo Stadio Barbera. A giudicare dalle riproduzioni anche artigianali fatte su bandiere, t-shirt e adesivi, si può dire che questo sia oggi il logo cui i tifosi – organizzati e non – sono maggiormente affezionati.

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Con la rifondazione del 1987, inevitabilmente, viene realizzato un nuovo simbolo per la neonata Unione Sportiva Palermo. Salvino Lagumina opta per lo scudo. All’interno un’aquila stilizzata bianca che stavolta, rispetto a tutte le precedenti, guarda verso la sua sinistra. L’aquila è inserita in una banda diagonale bicolore rosanero. La parte superiore dello scudetto reca la scritta societaria, U.S. Palermo. È il simbolo con cui il Palermo viaggia dall’88 al’91, cioè dal primo campionato in serie C2 fino alla promozione in B, ottenuta vincendo la C1 del 1990-91.

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A quel punto il duo dirigenziale formato da Giovanni Ferrara e Liborio Polizzi decide di cambiare ancora. Viene realizzato un marchio con un’aquila dalle ali spiegate, in procinto di spiccare il volo, che poggia su uno scudo a righe verticali rosanero. In basso la scritta U.S. Palermo che completa un cerchio rosa e nero. Se il simbolo dell’era Parisi-Matta, come detto in precedenza, è stato riutilizzato in anni recenti, anche questo stemma, simbolo ufficiale dal ’91 al ’94 è tornato allo stadio per volontà dei tifosi. Dal 2012 una bandiera con questo simbolo viene sventolata nella parte centrale della Curva Nord superiore.

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Giovanni Ferrara, a metà anni Novanta, resta da solo alla guida della società. In ragione di un nuovo accordo di sponsorizzazione da parte del Comune di Palermo fa disegnare nuovamente il logo, apportando delle variazioni a quello precedente. Viene sostituita l’aquila, che non è più quella ad ali spiegate, ma l’effigie comunale. Resta lo scudo a righe verticali rosanero su cui poggia, anche se questo assume una forma più allungata rispetto al precedente. Restano anche i semicerchi rosa e nero che formano la circonferenza che delimita il simbolo. Cambia invece la denominazione in basso, che adesso è U.S. Città di Palermo.

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L’ultima modifica, prima dell’avvento di Mirri e Di Piazza, risale al 2000. Il simbolo da poco archiviato, decaduto insieme alla denominazione Us Città di Palermo, fallito sotto la gestione di Arkus network, riconducibile alla famiglia Tuttolomondo. È il simbolo con cui il Palermo di Zamparini è tornato in serie A, ha scalato posizioni nel calcio che conta fino a farsi conoscere in Europa, ma che è stato realizzato da Ferruccio Barbera sotto la precedente gestione, quella di Sensi e D’Antoni. È un’aquila dorata raffigurata di profilo in fase di atterraggio, che volge lo sguardo verso sinistra, su uno sfondo bicolore rosanero. In alto la denominazione U.S. Città di Palermo, dorata come il colore dell’aquila.

Il Palermo adesso ha voltato pagina. Cambiato proprietà, nome e quindi anche il logo. Che tocca corde emotive legate a un passato glorioso: «Le nostre radici, le nostre ali. #siamoaquile».

 

 

 

 

Pubblicato il 25 luglio 2019, in Calcio, Sci, Storia con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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