16 dicembre 1979: aereo americano sfiora i tetti di Palermo e si schianta su una casa a Capaci

grumman aereo marines capaci-2 foto attilio albergoni

Quel che rimase del Grumman dopo lo schianto a Capaci (foto Attilio Albergoni)

ALE
Palermo 0, Monza 3. Guerriglia alla Favorita, pietre e bastoni in campo. Cinque poliziotti feriti, macchine all’esterno dello stadio danneggiate. E’ questo l’argomento più chiacchierato la sera del 16 dicembre 1979, 39 anni fa esatti. E’ una domenica, che sta volando via. Ma sulla testa dei palermitani sta volando anche un Grumman Prowler EA-6B dell’aviazione di Marina degli Stati Uniti. Chi abita nei piani alti improvvisamente sente il forte rumore di un motore d’aereo. E’ un “Predatore”, un aereo da guerra elettronica imbarcabile su portaerei, che sorvola basso la città. La sensazione è di quelle mai provate: il velivolo sfiora i palazzi e lascia intendere che ha dei problemi.

I palermitani seguono il suo percorso a testa insù e con il fiato sospeso. Il rombo è assordante. Di colpo Palermo-Monza passa in secondo piano. Sono minuti di terrore. I centralini telefonici dei vigili del fuoco, dei carabinieri e della prefettura vengono ingolfati. L’aereo sfiora le teste di 800 mila palermitani e chi abita nei piani alti segue le fasi del volo dalle terrazze. Da ogni parte della città partono telefonate. La gente vuole sapere che sta succedendo. L’aereo non segnala la propria presenza a nessun ente italiano addetto al volo. Si tratta di quello che glli addetti ai radar definirebbero “oggetto non identificato”, ovvero Ufo. Il traffico civile a Punta Raisi intanto viene bloccato.

C’è chi parla di un “lampo” sul cielo di Palermo.  Un bambino che abita in un attico vicino a piazza Don Bosco dice di aver visto – dalla vetrata del salotto di casa – l’aereo vicinissimo e improvvisamente trasformato in una palla di fuoco. “Ha chiuso gli occhi per il terrore – scrive Felice Cavallaro sul Giornale di Sicilia dell’indomani – e quando li ha riaperti l’aereo non c’era più”. Sì, perché il Grumman è una saetta nel cielo di Palermo e sta cercando uno spazio libero per atterrare.

L’aereo lascia la città. L’equipaggio – rendendosi conto che il velivolo ha seri problemi – decide di consumare tutto il carburante per poi paracadutarsi e lanciare il Grumman in direzione mare in modo da precipitare in una zona dove può procurare meno danni. Un guasto ai motori ne rende infatti impossibile l’atterraggio. A bordo ci sono quattro marines americani. Da ormai qualche minuto hanno a che fare con una maledetta spia rossa.

Termina il carburante, il pilota e i tre membri d’equipaggio a questo punto decidono di “tuffarsi” con il loro paracadute sulla pianura vicino al Monte Pellegrino ma la serata ventosa – e la scarsa conoscenza del territorio – non li aiuta. Il Grumman si dirige verso Capaci. I tre membri dell’equipaggio volano in aria e il vento li spinge poco fuori città. Un sediolino distrugge il tetto di una villa tra Valdesi e Mondello. I tre toccano terra, sono delle piume che svolazzano nel cielo palermitano. Si salvano miracolosamente. Sono sotto shock ma stanno bene. Frastornati ma lucidi, vengono portati a Villa Sofia, stanno in piedi a stento, sgomitano tra la folla di curiosi, malati e feriti dell’ospedale. Grida, domande, gesti.

“E’ mancato il carburante, abbiamo puntato sul mare e ci siamo lanciati”, dicono ai poliziotti che li interrogano. L’aereo intanto conclude il suo volo su una palazzina di viale Kennedy a Capaci che per puro caso quella sera è disabitato. La fusoliera del velivolo si incastra in una casa. I palermitani incamerano il folle evento e cercano di “prevenire” calamità future: dal giorno dopo le polizze assicurative sugli schianti aerei contro le abitazioni trovano un boom pazzesco. E il pilota del Grumman? Di lui non c’è traccia. Lo trovano il lunedì mattina. E’ morto. E’ la tragica conclusione di un evento memorabile. L’ultimo volo di un aereo misterioso come un Ufo.

Pubblicato il 16 dicembre 2018, in Calcio, Cronaca con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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