18 novembre 1988: il leopardo che azzannò una bimba a Palermo

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Che ci fa un leopardo dentro uno stabile in una zona residenziale della città? Come può una bambina di 3 anni ritrovarsi tra le fauci di un leopardo nell’androne di casa sua? Non è fantascienza, ma una storia incredibile accaduta a Palermo 30 anni fa. C’è Pascià, il leopardo, ma c’è soprattutto il pomeriggio da incubo vissuto da Marianna (nome di fantasia), 3 anni, in un palazzo di via Umberto Giordano.

E’ il 18 novembre 1988, sono più o meno le ore 17, quando la piccola è accanto alla madre nel palazzo dove abita. All’improvviso, una scena di quotidianità assoluta diventa un incubo da film dell’orrore. Il leopardo si fionda sulla bimba, la madre cerca di fare da scudo, ma non ci riesce. La sua Marianna viene addentata alla trachea dall’animale. Per fortuna, il proprietario è lì e sa cosa fare: ficca un braccio nella gola del suo Pascià e riesce ad evitare il peggio. 

La piccola ha una grave ferita, viene trasportata all’ospedale Civico dove le viene suturata la lesione tracheale. Il telefono del centralino del nosocomio palermitano inizia a squillare all’impazzata. Centinaia di italiani chiamano da tutto il Belpaese per chiedere come sta la piccola. Qualche giorno dopo, dal reparto di Chirurgia toracica, arriva il bollettino che tutti attendono: Marianna respira bene ed è fuori pericolo. Un miracolo.

Ma di chi è quel leopardo che staziona nell’androne di un palazzo? E’ del titolare di una ditta della zona che tiene in gabbia Pascia anche per dissuadere eventuali rapinatori. Quel pomeriggio, l’animale è nell’edificio in attesa che uno dei dipendenti dell’azienda pulisca la gabbia. Il titolare viene denunciato per lesioni gravi e per incauta tutela dell’animale. Rischia una multa di 100 mila lire. Interrogato dalla polizia sostiene di essere in regola e di possedere tutte le licenze necessarie per tenere Pascià. 

Marianna, per fortuna, è salva. Ma il leopardo di Palermo porta alla ribalta una pratica parecchio diffusa in Italia in quegli anni e non vietata dalla legge: la detenzione di animali selvatici. Pietro Quatra, proprietario dello zoo di Terrasini, fa il punto della situazione, dicendo che in Sicilia ci sono una decina di leopardi tra zoo e proprietari privati e in Italia addirittura tremila leoni. “Gli animali in cattività si riproducono facilmente – spiega Quatra – gli zoo sono sovraffollati e per questo gli animali vengono venduti ai privati. Altrimenti finirebbero spesso per essere uccisi”.

Intervengono anche i Verdi, la Lav e il Wwf. Tutti chiedono una legge che metta fine alla detenzione di questi animali da parte dei privati. Nel 1992, la legge 150 pone il divieto di “detenere esemplari vivi di mammiferi e rettili di specie selvatica ed esemplari vivi di mammiferi e rettili provenienti da riproduzioni in cattività che costituiscano pericolo per la salute e per l’incolumità pubblica”. Forse il merito è anche di Marianna. 

Pubblicato il 20 novembre 2018, in Cronaca, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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