9 maggio 1968, tre bimbi scomparsi ad Aspra. Un mistero lungo 50 anni

 

 

bimbi scomparsi aspra

FRANK
(dal Giornale di Sicilia dell’8 maggio 2018)

Ci sono tre bambini di scuola elementare. Loro sono veri. E poi ci sono le leggende miste chissà a quanta verità su un reticolo sconfinato di grotte e in alternativa una misteriosa macchina rossa. Di reale c’è anche una tranquilla borgata marinara di poche migliaia di anime che all’improvviso scopre la paura e il coprifuoco. Mezzo secolo fa Aspra vede sparire all’improvviso tre figli: Domenico Astorino, detto Minico, di 11 anni, Domenico D’Alcamo, detto Mimmo, e Giuseppe La Licata, detto Pino, entrambi di 9 anni. Da quel 9 maggio 1968 sono state battute diverse piste fra mezze testimonianze, silenzi e passi indietro. Mimmo, Minico e Pino oggi sarebbero dei sessantenni ma la loro scomparsa è ancora un enigma.

Spinti dalla curiosità sono stati soffocati dal tufo delle cave alla ricerca di un tesoro saraceno? Sicuri della loro abilità in mare si sono spinti al largo e sono stati travolti dalle onde? Traditi a quell’età dalla loro naturale ingenuità sono stati adescati, rapiti, addirittura uccisi perché magari avevano scoperto qualcosa che qualcuno voleva mantenere segreta? Nessuno lo sa o forse qualcuno sa e non ha mai detto nulla. Dei tre alunni di Aspra restano soltanto le foto in bianco e nero. Rimane una specie di romanzo giallo con personaggi umili nei panni dei protagonisti (pescatori, muratori, contadini), che, forse anche per questo, è salito alla ribalta della cronaca solo per qualche mese per poi cadere nel dimenticatoio.

“Tre bambini inghiottiti dalle Grotte dei Saraceni” titola il Giornale di Sicilia sabato 11 maggio 1968. In prima pagina i volti dei due Domenico e di Giuseppe rubano l’occhio al lettore, facendo finire quasi in secondo piano la notizia accanto su un pezzo di storia del Novecento: l’avvio dei colloqui di pace a Parigi tra Vietnam del Nord e Stati Uniti. Il cronista Pietro Petrucci racconta le disperate ricerche partite la sera di giovedì 9 maggio e un paesino sconvolto. Tutti o quasi lasciano il lavoro, la pesca, la salatura delle sarde, i campi da coltivare e si dirigono verso le Grotte dei Saraceni.  A spingerli in quella direzione è la testimonianza di un amichetto dei tre bimbi che le famiglie attendevano a cena e che non sono più tornati. Di pomeriggio “erano in piazza – racconta il loro coetaneo – e dovevano comprare nella bottega della zà Maria delle candele e dei cerini per farsi luce, mi hanno chiesto se volevo andare con loro nelle grotte a prendere cose antiche, ma io non sono andato per paura e perché mia sorella mi avrebbe rimproverato”.

Per qualche giorno le Grotte dei Saraceni, alle spalle di Villa Sant’Isidoro, dove risiedono i marchesi De Cordova, vengono scandagliate da vigili del fuoco, volontari e forze dell’ordine per quel che consentono i mezzi dell’epoca. E’ un’impresa calarsi in quel labirinto di caverne scavate nel tufo dal quale si ricava la pietra di Aspra (di cui sono fatti tante costruzioni di Palermo) e l’esplorazione non porta a nulla. Lo stremo degli uomini impegnati negli anfratti è ben descritto dalle parole di Vittore, vice questore dell’epoca: “Ho l’assoluta convinzione che tutto questo lavoro che ci ha tenuti svegli e con i nervi a pezzi per circa tre giorni l’abbiamo fatto a vuoto. Da buon padre di famiglia, però, non me ne dolgo”.

Col passare delle ore e dei giorni, la pista dei ragazzini alla ricerca di un tesoro saraceno viene declassata e bollata come favola, anche dagli stessi genitori. Vincenzo Astorino, padre di Minico, è scettico, descrive i piccoli come “timidi e paurosi” e pensa ad altre ipotesi: “Per me sono a Palermo o altrove, non certo nelle grotte. Abbiamo paura anche noi ad entrare nelle grotte, immagini i ragazzini”. Il padre di La Licata smonta invece la storia del lumino comprato dal figlio Giuseppe. “E’ stato l’altro mio figlio, quello che è a casa, ad acquistare un lumicino e cento lire di pancetta”.

Il caso, almeno nelle prime settimane, diventa di dominio nazionale e ad Aspra arrivano inviati da tutta Italia. Come Vittorio Paliotti che, nel numero di fine maggio 1968 della “Domenica del Corriere”, settimanale del Corriere della Sera, fa respirare lo sgomento della piccola frazione di Bagheria in un reportage dal titolo “Preghiera per tre bambini”. In quei giorni, infatti, il parroco monsignor Cipolla annulla l’attesa processione in onore della Madonna di Fatima e i fedeli si radunano davanti alle grotte e pregano per i tre figli di Aspra. Nel frattempo vengono setacciate anche tutte le imbarcazioni nel porticciolo. Sono tutte lì e quindi è impossibile che Mimmo, Minico e Pino si siano allontanati in mare quantomeno con una barca.

Si inizia invece a vociferare di un’auto rossa. Qualche mese dopo, è già il 1970, Clemente D’Alcamo, contadino e  papà di Mimmo, ai microfoni di Tv7, il rotocalco del Tg1 parla di tre ragazzini, altri tre, che qualche giorno prima erano scappati dopo essere stati invitati a prendere delle caramelle da una macchina rossa con uomini e una donna a bordo. Per qualcuno quell’auto orbitava vicino alla Villa Sant’Isidoro, la dimora dei De Cordova dietro la quale si aprono le Grotte dei Saraceni. E proprio nel viale che conduce alla villa sarebbero stati visti per l’ultima volta Domenico Astorino, Domenico D’Alcamo e Giuseppe La Licata.

Sono passati 50 anni da allora, molti nel silenzio assoluto. Nel luglio del 2015, la trasmissione di RaiTre “Chi l’ha visto?” ha rispolverato la vicenda con l’inviato Fiore De Rienzo. Il giornalista si è calato in un tratto delle grotte insieme a uno speleologo locale Vladimiro Mauro che ha spiegato come fosse praticamente impossibile per tre bambini addentrarsi in quei meandri. D’altronde la fiammella del lumicino acquistato in piazza dalla zà Maria s’era spenta subito, quella della speranza si è affievolita quasi irrimediabilmente nel tempo. La fotografia in bianco e nero di Domenico D’Alcamo è stata sistemata al cimitero accanto al luogo in cui riposa la madre. “Perché non lo possiamo piangere da nessuna parte”, ha spiegato Nunzia, sorella di Domenico, nel suo ultimo appello.

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Pubblicato il 9 maggio 2018, in Cronaca con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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