Addio Azeglio Vicini, grazie a lui le notti magiche sono state palermitane

ALE
Ci sono commissari tecnici che all’ultimo secondo trovano l’ispirazione e azzeccano la convocazione vincente. E ci sono quelli che vogliono continuare a camminare su strade già calpestate, spesso sbagliando. Azeglio Vicini invece verrà ricordato anche per quella telefonata a Totò Schillaci.

Oggi Vicini non c’è più. Se n’è andato a 85 anni. Va dato a lui il merito di quella straordinaria intuizione. Sì, perché quando il mondiale del 1990 bussa alla porta, Vicini non esita a inserire in squadra Totò Schillaci, che aveva fatto esordire in un’amichevole prima del mondiale. Il bomber palermitano appena 12 mesi prima giocava in B con il Messina. E la nazionale era stata pensata con Carnevale centravanti e Vialli al fianco: l’attaccante blucerchiato doveva essere l’uomo che si sarebbe portato l’Italia sulle spalle.

Ma Vicini cambiò tutto in corsa. E cambiò anche la storia: nella partita d’esordio contro l’Austria Carnevale fu sostituito dopo 75′ da Schillaci, che impiegò solo quattro minuti per segnare il gol della vittoria. Fu il primo dei suoi sei gol da capocannoniere. Nella partita seguente Carnevale gioca un poco di meno, poi non giocherà più. Anche Vialli fu messo da parte e ritornò solo per la semifinale contro l’Argentina. E Schillaci a fine anno fu secondo nella classifica del Pallone d’Oro.

Azeglio Vicini, romagnolo doc, dal 1976 al 1986 aveva allenato l’under 21, per essere poi promosso alla guida della nazionale maggiore. Sia agli europei del 1988 sia ai mondiali del 1990 l’Italia si classificò al terzo posto. Nel 1991 mancò la qualificazione agli europei dell’anno seguente e il suo posto venne preso da Arrigo Sacchi.

Vicini portò la Nazionale a Palermo dopo 38 anni. Sfruttando l’effetto Schillaci l’Italia giocò la sua ultima notte magica dell’estate 1990 proprio alla Favorita, a settembre. Quell’Italia-Olanda – un classico del calcio internazionale – fece registrare il tutto esaurito. Palermo aveva visto giocare l’Italia soltanto nel 1952. Da quel giorno – quello di Palermo – è diventato lo stadio di casa. Merito di Azeglio Vicini, che in quella notte del 1990, si presentò con una caviglia ingessata. Nell’altra panchina c’era Rinus Michels. In campo Gullit, Baggio, Baresi e Bergkamp, al suo esordio. Così Vicini, così lontani al grande calcio: per Palermo quella fu la sera del riscatto. Con gli occhi del mondo addosso. Nella “casa” di Totò Schillaci quelle 40 mila persone furono il miglior souvenir possibile per quella che all’epoca era considerata solo la capitale della mafia.

Pubblicato il 31 gennaio 2018 su Calcio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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