Addio Angelillo, l’uomo dei record cacciato da Palermo dopo un derby

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ALE
Fu licenziato dopo un derby. Così Palermo diede il benservito ad Antonio Valentino Angelillo, uno degli angeli dalla faccia sporca, che nelle scorse ore si è spento a 80 anni. Angelillo scelse Palermo a metà di un’onesta carriera da allenatore, lui che da giocatore era stato il bomber dei record, quello dei famosi 33 gol in un anno.

Primavera del 1984: il tecnico argentino è un mister rampante di 47 anni, reduce dai miracoli di Arezzo e da una promozione in A a Pescara. Guida l’Avellino nella massima categoria, riesce a salvarsi con 3 partite d’anticipo dopo una stagione tribolata, ma si accorda con il Palermo, che è in B e progetta il grande salto. Tutto però finisce in un pomeriggio di inizio dicembre. Per colpa del Catania. Gli etnei vincono 1-0 al Cibali contro i rosa di Ranieri, De Biasi e Bigliardi. Segna Sandro Pellegrini di testa, su un calcio d’angolo pennellato da Pedrinho. E il presidente Salvatore Matta a fine partita esonera Angelillo. Un derby fatale per colui che da giocatore era approdato al Milan dopo essere stato un campione indiscusso all’Inter e per questo fu sempre malvisto dai tifosi rossoneri.

Angelillo arriva a Palermo con la fama di chi avrebbe dovuto spaccare il mondo, anche per i suoi trascorsi da giocatore. Fa in tempo a guidare il Palermo per tredici giornate. Il suo score recita: cinque sconfitte, sei pareggi e due sole vittorie, con Cremonese e Pescara. “Abbiamo dato atto al tecnico di aver dimostrato una grande sensibilità perché ha accettato di mettersi da parte per consentirci di tornare ai livelli che ci competono”, dice a fine partita il presidente Matta. “Avevamo un programma ma ogni settimana c’erano dubbi su di me, come potevo lavorare?”, si sfoga però Angelillo che a inizio anno aveva firmato un contratto biennale. Un destino segnato da tempo. Perché già due settimane prima del derby di Catania, alla vigilia di una decisiva trasferta sul difficile campo del Catanzaro, i cronisti sportivi al seguito del Palermo segnalano manovre e pressioni dei dirigenti della società rosanero nei confronti dell’allenatore. La squadra invece – guidata da capitano Majo – si schiera dalla parte di Angelillo. Perché l’ex bomber si faceva volere bene.

L’avventura palermitana si porta appresso altri strascichi. Nell’estate dell”86 Angelillo confida di aspettare ancora stipendi arretrati dal Palermo. E nei mesi successivi viene incriminato dai sostituti procuratori della Repubblica Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone per evasione e frode fiscale insieme ad alcuni giocatori del Palermo. Al punto da rischiare il carcere: la guardia di finanza infatti rintraccia la contabilità in nero che dimostra il versamento di stipendi sottobanco. E’ il tramonto del Palermo, che nel settembre ’86 viene radiato dopo un campionato finito al sedicesimo posto, con Fernando Veneranda in panchina.

La carriera di Angelillo, dopo Palermo, si affloscia. Mantova, Arezzo, Marocco e Torres. “Avevo fama di: ubriacone, donnaiolo e gran fumatore – disse un giorno Angelillo in un’intervista a Gianni Mura mentre consumava l’ultima esperienza da allenatore a Sassari -. Eppure non ho mai fumato una sigaretta in vita mia…”.

 

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Pubblicato il 8 gennaio 2018 su Calcio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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