Pietro Tarantino, mediano palermitano che parò un rigore al Palermo

scarafoni pietro tarantino

Il rigore parato a Lorenzo Scarafoni da Pietro Tarantino

ALE
Il Velodromo si sta svuotando, è un pomeriggio inutile. Domenica buttata, come spesso succede da un po’ a chi va a seguire il Palermo. Se due anni prima i rosa tenevano testa alla Fiorentina di Batistuta, adesso i ragazzi di Arcoleo (sì, c’è ancora lui) rimbalzano sulla Turris, un’accozzaglia di sconosciuti in maglia bianca arrivati dalla Campania. Al Velodromo dove il Palermo alloggia perché la Favorita è impraticabile, sta per venire fuori uno squallido 0-0. Pomeriggio da cani, triste e malinconico come solo sanno esserlo quelle giornate di novembre in cui la Serie A non gioca, fa buio presto e la classifica del Palermo è già inguardabile.

E’ il 16 novembre 1997. Vent’anni fa esatti. La sera prima l’Italia vince contro la Russia e timbra il pass per i mondiali. Corsi e ricorsi storici. Palermo-Turris è un mix di niente e nulla. L’ultimo sbadiglio prima del triplice fischio però è spezzato da un fatto insolito.

E’ il minuto 94: l’ennesima mischia in area, la classica “palla della preghiera”, sembra trovare pace sulle mani sicure del portiere ospite. L’arbitro però non fischia, aspetta il rinvio. Ma prima di rilanciare il pallone, Pasquale Visconti, 35 anni, numero uno della Turris, dà un’occhiata a Scarafoni. Forse una parola di troppo, poi una gomitata. Il navigato attaccante piomba a terra, tale Maselli di Lucca, l’arbitro, stavolta fischia. Un fischio solo. E’ rigore per il Palermo, perché – anche se in tanti non “afferrano” subito – la palla è ancora in gioco. In campo (e non solo) succede di tutto. Volano cartellini rossi, il portiere viene espulso, così come (almeno) un altro compagno, per proteste.

Sostituzioni finite per la Turris. Così, nella tonnara dell’area biancorossa – mentre Scarafoni sistema il pallone sul dischetto – sbuca il più piccolo di tutti. Pietro Tarantino, centrocampista palermitano della Kalsa, un ex, scaricato forse con troppa fretta, si è già preso i guanti e la maglia del portiere (e ci affoga dentro), mentre gli altri litigano e l’allenatore dei campani, Geretto, indica Pavanel, centrocampista-armadio. Tarantino se ne frega di tutto e tutti. “Paro io”, dice all’arbitro. Ha 25 anni, i capelli raccolti all’indietro, una coda alla Fiorello e un coraggio mai visto. Passano i minuti, siamo al 97′. Il pubblico è in piedi e sugli spalti serpeggia uno strano presentimento. Scarafoni calcia forte, senza angolare troppo. Tarantino, 168 centimetri, intuisce la traiettoria e respinge. L’arbitro fischia la fine, stavolta. “Pietruzzo”, cuore ingrato, non capisce più nulla e dà vita a uno show. Mentre i tifosi di casa rispolverano il rosario delle offese ai propri giocatori, lui scala le ripide pendenze del Velodromo per andare a festeggiare coi pochi coraggiosi venuti giù da Torre del Greco.

E’ uno 0-0 che sa di storia. Oggi Palermo-Turris spegne 20 candeline. La Gazzetta – che ha l’occhio lungo – a fine ’97, mentre fa un riassunto delle imprese dell’anno, inserisce la sfida del Velodromo nei fatti “più memorabili”. Insieme a Tomba, Pantani, Schumacher e Villeneuve. E poco importa se Palermo-Turris è solo una sfida tra disperate di serie C. Quella partita è scolpita nella memoria. Merito di Pietro l’acchiappasogni. Che il giorno dopo, come fa sempre il lunedì, è a Palermo. Casa sua, alla Kalsa. C’è chi lo apostrofa, lui però gonfia il petto. “E’ stata la mia rivincita – è il ruggito di Tarantino – e l’aspettavo da 7 anni. Il Palermo mi ha scaricato, ora si saranno accorti di me. Mentre festeggiavo ho incrociato Arcoleo. Si è avvicinato e mi ha detto all’orecchio: ‘Sì, un pezzu i fangu…’“.

Pubblicato il 16 novembre 2017, in Calcio con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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