Gigi Meroni (mai) morto 50 anni fa

Gigi Meroni

Gigi Meroni sulla copertina di “La farfalla granata” (Limina edizioni), di Nando Dalla Chiesa

JOHN*

*John, anche lui classe ’83, amico di Ale e Frank, per la prima volta scrive su Amarcord1983. Per noi autori del blog è un ospite graditissimo, speriamo lo sia anche per voi

Ora che sono cinquant’anni esatti che Gigi Meroni è morto, investito da un’auto guidata – si dice – da Attilio Romero il 15 ottobre del 1967, la retorica impazzerà. Ci si ricorderà, come buona norma del giornalismo comanda, di questo calciatore che è stato anche un artista, il «quinto Beatle», «la farfalla granata», il ragazzo che abitava in una mansarda con la sua Cristiana, che era sposata e aveva rinunciato a un matrimonio imposto per stare con lui, con il suo Gigi. All’anagrafe Luigi, come Tenco, altra vittima del ’67, un cantautore che a Meroni piaceva.

Gigi era leggero, rischiò di perdere la Nazionale per il suo look. Anticipò quel ’68 che alla fine non poté vedere. Portava i baffi, giocò nel Como, nel Genoa e nel Torino, andava in giro con una gallina al guinzaglio, amava l’Inghilterra e non aveva mai voluto fare una sua personale di pittura. Per pudore: temeva che la gente ci sarebbe andata per il suo nome, non per i suoi quadri. Gigi Meroni che, poco prima di andarsene, aveva fatto un’ottima partita, dicono i giornali del tempo, illuminando il Comunale di Torino nel 4-2 inflitto dai granata alla Sampdoria. Partita in cui non aveva segnato, anche se la fiction Rai gli ha poi attribuito una doppietta.

«Per lui impazzivano i cultori del football d’arte», ha detto il giornalista e suo amico Gian Paolo Ormezzano. Uno come Gigi Meroni non può essere ricordato e raccontato solo in amarcord crono-storici con inevitabile triste e malinconico finale. L’antiretorica è quello che hanno fatto Le voci del tempo, chitarra e voce di Marco Peroni e Mario Congiu, che Meroni l’hanno raccontato «al contrario» in So much younger than today. Musiche dei Beatles, nemmeno a dirlo, (So much younger than today è un passaggio della canzone Help!) e brani narrati da Marco Peroni che raccontano la vita sottosopra dell’ala destra: nasce con 24 anni il 15 ottobre 1967 e compie un viaggio all’indietro perché non vede l’ora di tornare bambino, di giocare in campi immaginari, irregolari, e provare dribbling sgraziati per segnare in porte delimitate da pile di maglioni buttati per terra. L’idea di Marco Peroni, a sua volta, è stata trasposta su una graphic novel, Il ribelle granata (BeccoGiallo), con i disegni di Riccardo Cecchetti.

Meroni occhiali

Gigi Meroni dalla matita di Riccardo Cecchetti

«Perché Meroni è stato letteratura, è stato poesia», ha detto Darwin Pastorin. Infatti il poeta Fernando Acitelli l’ha omaggiato così: «Ideale pronipote di Marinetti/irrise alle accademie della vita, lui/giocoso sapiente del calcio». Un amore, tante amicizie, il talento, 24 anni. La chiosa è artistica, ancora una volta. In una canzone di Filippo Andreani che si intitola Gigi Meroni: «A Cristiana spiegavo che il dribbling è come un abito inglese/Elegante, estroverso e scherzoso come la barba di un mese/E che il numero sette alla schiena è uno stile di vita/È solitudine in fascia e fortuna, tra calci e fatica».

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Pubblicato il 14 ottobre 2017, in Calcio con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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