Fabrizio Ravanelli, cuore di Perugia: a Palermo l’ultimo gol di Penna Bianca

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I capelli bianchi già a 20 anni, il vizio eterno del gol, la corsa “cieca” con la maglia a coprire la faccia e l’esultanza a braccia divaricate. L’ultima gioia di Penna Bianca in Serie A arriva a Palermo (che oggi torna a ospitare gli umbri dopo 21 anni, in quella occasione esordo assoluto di Gattuso) in un caldissimo pomeriggio di maggio. Lui, il “semprevecchio”, Fabrizio Ravanelli, anima perugina, sfida la Roma alla ricerca di un’impresa impossibile: la salvezza.

Quando gli umbri sbarcano alla Favorita per la penultima giornata del 2003-04 la classifica è impietosa: Ancona 13, Perugia 26, Modena ed Empoli 30. I grifoni sono a -4 dalla salvezza a 180 minuti dalla fine e sfidano la Roma in trasferta. Non all’Olimpico però. I petardi e gli oggetti lanciati in campo a San Siro durante lo scontro scudetto tra Milan e giallorossi sono costati un turno di squalifica all’Olimpico. Così Sensi decide di regalare a Palermo un assaggio di A. Si tratta di un antipasto, in vista di quello che sarà. Il Palermo di Guidolin ha già apparecchiato il discorso promozione, che arriverà ufficialmente 20 giorni più tardi.

Sono giorni di festa a Palermo, che prende confidenza con il grande calcio. Roma-Perugia è una passerella triste per i capitolini, che una settimana prima hanno salutato lo scudetto e sono sicuri del secondo posto. Non per gli umbri che si giocano le ultime chances di agganciare il quartultimo posto che vale lo spareggio per evitare la retrocessione. Totti e Ravanelli sono i due capitani, non c’è Gheddafi che 7 giorni prima aveva esordito contro la Juventus. In panchina nel Perugia di Cosmi c’è Ignoffo, palermitano doc come D’Agostino, che con la sua maglia numero 21 è titolare. Capello lo sistema nella trequarti alle spalle di Cassano e Totti.

E’ una Roma stellare, con Emerson, Samuel, Mancini e Panucci. Lo stadio però è vuoto. Segna subito Cassano, il Perugia sta per dire addio alla A. Poi però Ze Maria fa il fenomeno e ribalta il punteggio. Totti litiga con Obodo e si fa ammonire. A mandare in estasi i pochi umbri arrivati fino a Palermo è proprio il loro simbolo: Fabrizio Ravanelli. L’azione parte da Eusebio Di Francesco, attuale allenatore della Roma, che verticalizza per Bothroyd. La sponda della meteora inglese è geniale e libera Ravanelli, che con un tocco di classe brucia Zotti, ex Palermo. Finisce 3-1 per il Perugia.  I risvolti in classifica sono clamorosi perché il Perugia si trova a un passo dall’impresa (poi completata la domenica dopo) ovvero la risalita verso lo spareggio contro la sesta della B (la Fiorentina, poi vittoriosa).

Sarà l’ultimo gol di Penna Bianca in Serie A. Proprio lui, il classico esempio della classe operaia volata in paradiso. Partito dalle categorie inferiori per conquistare una Champions con tanto di gol-gioiello in finale. Che a 36 anni si è regalato l’ultimo sogno: tornare dopo quasi 20 anni nella sua città per cercare di salvare la squadra del cuore. Ravanelli, il vecchio guerriero che non è mai stato giovane, a causa del candore precocemente assunto dalla sua capigliatura, ha deciso così di scrivere la parola fine alla sua favola proprio a Palermo: con la maglia arrotolata in faccia e l’ultima corsa cieca verso la Curva Sud per picchiarsi forte la mano sul cuore.

 

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Pubblicato il 19 settembre 2017 su Calcio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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