Ucciso dopo aver riconosciuto il rapinatore a cena: l’omicidio “dimenticato” di Vincenzo Spinelli

ALE

Ieri Libero Grassi, oggi Vincenzo Spinelli. Dall’imprenditore ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo e divenuto simbolo della lotta alla criminalità, al commerciante di tessuti sempre ignorato dalle cronache. La lancetta deve tornare indietro di 35 anni esatti. E’ il 30 agosto 1982. Vincenzo Spinelli è un imprenditore palermitano che non vuole piegarsi alle “logiche” del pizzo. Dice “no” al ricatto mafioso. E lo fa ancora prima di Libero Grassi, nell’estate del 1982, in piena seconda guerra di mafia. Periodo particolare. Carlo Alberto Dalla Chiesa – ad esempio – non lo sa, ma sta vivendo gli ultimi giorni della sua vita. La morte è lì che lo aspetta, arriverà quattro giorni più tardi.

Vincenzo Spinelli, imprenditore nel settore dell’abbigliamento, è meno famoso di Dalla Chiesa. Ha 46 anni. Armato di coraggio, aveva trovato la forza di denunciare gli autori di una rapina subita, all’interno di uno dei suoi esercizi commerciali, il “Valtiz” (dai nomi delle sue figlie Valeria e Tiziana), in piazza Alcide De Gasperi.

La sua storia è venuta a galla solo anni dopo grazie al pentimento di uno degli assassini, Francesco Onorato. La sera stessa in cui si verifica l’agguato il possibile movente viene ricollegato in fretta alle denunce che Spinelli aveva fatto nei confronti prima di un rapinatore e poi di due spacciatori di hashish. Piste che però si perdono nel vuoto. Si indaga sui problemi finanziari del commerciante di tessuti e sui suoi affari andati male. Ma non si arriva a nulla. Fino a quando Francesco Onorato vuota il sacco e consegna ai palermitani una storia cruda e spietata, che ben descrive la Palermo dei primi anni Ottanta.

Dal racconto di Onorato emerge una cosa: la mafia non dimentica. Ha la memoria lunga come quella di Spinelli, che due anni dopo aver subito una rapina, nel 1979, mentre sta cenando in un ristorante riconosce il rapinatore. E’ seduto ad un altro tavolo dello stesso locale. A quel punto Spinelli segnala l’episodio a un funzionario di polizia e il rapinatore venne arrestato seduta stante. Non si tratta però di un uomo qualunque. E’ infatti Girolamo Frusteri, uno dei nipoti di Pino Savoca, uomo d’onore di Brancaccio, parente di Masino Spadaro, boss della Kalsa, e compare di Salvatore Riina. Curriculum pesante. Viene fuori l’ordine di punire Spinelli. L’agguato mortale si consuma in una notte di fine estate a Pallavicino, in una traversa di via Castelforte. E’ il 30 agosto, come oggi. Mafia, sangue, vendette. E segreti. Nella Palermo che ricorda giustamente Libero Grassi, merita una menzione particolare anche Vincenzo Spinelli. Ingiustamente dimenticato per molti anni e vittima della mafia e del silenzio.

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Pubblicato il 30 agosto 2017 su Mafia. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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