Palermo Pop 70, altro che Radio Italia

PALERMO POP 70 - 2-2-2

ALE

Tre giorni di pace, amore e musica. Intrecciati per sempre nella storia. Un’adunata rock senza precedenti per Palermo: in viale del Fante soffia il vento di Woodstock. Succede 47 anni fa, quando Gabbani, Rovazzi, Le Vibrazioni, Nina Zilli non erano neanche nati. Palermo Pop 70 è un concerto da leggenda, con Duke Ellington, Aretha Franklin, gli Exseption, Arthur Brown che si esibiscono davanti a centomila giovani. Chiedetelo ai “ragazzi” palermitani over 60 che uscirono trasformati da quell’esperienza, così sconvolgente e irripetibile, cosa è stato quell’evento. Il concerto di Radio Italia, programmato per stasera al Foro Italico, sta monopolizzando una città, tra misure di sicurezza, limitazioni al traffico e grande partecipazione di pubblico. Ma – ci perdonino i fan di Ramazzotti e Gabbani – ha poco a che vedere con quello che successe dal 17 al 19 luglio del 1970.

Sogni evaporati, desideri infranti, sbocciati sul prato spelacchiato della Favorita nelle notti di una Palermo selvaggia, anarchica e rivoluzionaria. E’ il trionfo della hippy generation: corpi che si incastrano liberamente sotto il cielo palermitano, 300 artisti che scrivono una pagina di storia, fortemente voluta da Joe Napoli, manager americano di origini siciliane, e Silvana Paladino.

Tempesta di ormoni, eccitazione incontrollata. Un’esplosione di libertà mai vista. Un cartello enorme annuncia la presenza dei Led Zeppelin, che però non arriveranno mai. Palermo Pop 70: hippy e sogni. Un’idea geniale: portare Woodstock a Palermo, nella capitale della mafia (così come era ricosciuta). Una città calda, strade straripanti di energia, che ribolliva di passione ed entusiasmo. Così Palermo improvvisamente è piombata al centro di tutto con le stelle mondiali. Musica e sballo, canne e amore libero, con viale del Fante che diventa l’isola di Wight in un’atmosfera quasi onirica. I ragazzi – sul prato della Favorita – si baciano liberamente, trionfano le effusioni in un momento storico particolare, quello del terrorismo e della strategia della tensione.

Dovevano esserci pure i Pink Floyd e i Rolling Stones, ma la loro presenza sfuma per un soffio. L’uragano del Sessantotto porta a Palermo il grande jazz e l’essenza del pop-rock internazionale. Si fa anche sesso sull’erba mentre chitarra e batterie spazzano i tabù. Affiorano minigonne, topless, lo scirocco siciliano scompiglia frangette e capelli lunghi. Non solo 1970: il Palermo Pop rivive anche nei due anni seguenti. Si sposta sul mare, ci sono anche gli Emerson Lake & Palmer nell’edizione dell’Arenella. Un enorme campus in cui tutto è concesso.

Chi c’era racconta di una notte finita a pietrate, l’anno dopo, con una massa di spettatori che vuole scavalcare, ma viene rimbalzata e i Delirium che cantano per mezz’ora “Jezael” per prendere tempo. Notti senza fine tra jam-session e non solo alla Baia del Corallo. Star mondiali, come i Black Sabbath, ma anche prodotti nostrani come  Bobby Solo, Rossana Fratello, una giovanissima Giuni Russo e i Ricchi e Poveri. Il vento però poi si spegne. Consegnando ai ricordi dei palermitani un evento irripetibile. Con buona pace di Radio Italia, solo musica italiana.

 

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Pubblicato il 30 giugno 2017, in Musica, Storia con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Darioh Ammiratah

    La fotografia,ritrae un momento dell’evento?Quanto vorrei essere stato li in quei giorni…

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