Dalla Panormus al Parma, dallo scudetto alla B: 20 anni di Calaiò

panormus 1997

La Panormus campione d’Italia giovanissimi dilettanti 1996-1997. In alto da sinistra: Marcaione (preparatore atletico), De Domenico G. (allenatore), Seminara, Pecorella, Di Maggio, Calaiò E., Li Vigni, Raimondi, Misuraca, Di Domenico, Cipolla V. (dirigente accompagnatore), Calaiò U. (preparatore dei portieri). Accosciati da sinistra: Vegna, De Domenico M. (mascotte), Cipolla G., Villafranca, Cammarata, Giardina, Milano, Giordano, Lo Giudice, Cipolla A. (mascotte), Sicilia, Pizzo.

 

FRANK
Lo vedo ancora Manu, ciondolare in campo, alla ricerca del pallone giusto che quel giorno non arriva. Il suo pane è il gol, ma nulla da fare. Non segna Manu in quella infuocata mattinata a Montecatini. Fa niente, la Panormus è campione d’Italia giovanissimi dilettanti. E Manu è stato il trascinatore per tutta la stagione. E’ il 21 giugno del 1997, sono passati vent’anni da un pezzo di storia del calcio giovanile siciliano.

Sul web l’unica traccia di quella partita epica contro l’Aldini Unes di Milano è questo tabellino strampalato pubblicato dal Tirreno.

tabellino panormus aldini

Panormos è ovviamente Panormus, società di viale Michelangelo, in quegli anni fucina di talenti. Pecorelli (povero Niki) è Pecorella, terzino sinistro all’occorrenza centrale detto “Vespino”. Per il resto i nomi sono tutti giusti. Tra i marcatori spuntano Li Vigni,  autore dell’1-1, centralone di un metro e novanta già a 14 anni. Finirà al Torino, ma un grave problema fisico penalizzerà il prosieguo della sua carriera. Il 2-1 lo segna Cipolla, grinta da vendere, ereditata dal padre ex campione di lotta libera, sinistro violento e, quando necessario, vellutato. Il 3-3 all’ultimo istante (l’80’ è l’ultimo minuto) lo mette dentro Seminara. Ma l’eroe è Paolo Misuraca, portiere, come si evince dalla sequenza dei rigori. Ne para tre su quattro, l’ultimo a Sciascia (cognome non proprio lombardo, ironia della sorte). Abbiamo vinto lo scudetto!

Sì, perché in quella squadra ci sono anche io. Certo il mio contributo è inferiore a quello di Mariga nel triplete dell’Inter, ma nella rosa che pubblicano su tutti i giornali siciliani qualche giorno dopo il mio nome c’è. Ed anche il mister De Domenico, davanti alla mia perplessità, dirà: “Questo scudetto è di tutti, anche chi ha messo l’anima negli allenamenti ha consentito alla nostra squadra di diventare la più forte”. Bah.

Qualche mese dopo il Torino viene a fare la spesa a Palermo. Portano via Li Vigni, Giordano, Seminara e ovviamente Manu Calaiò. Cominciano tutti bene in Piemonte, ma fra un problema e l’altro, alla fine vengono fuori soltanto Giordano e Calaiò.

Fabio Giordano è un terzino-stopper che il mister ha pescato dalla scuola calcio. Al primo allenamento con noi non sa neanche stoppare la palla, dopo un mese è già “Jurgen” per la somiglianza con Kohler. In granata giocherà, insieme a Marchetti, Balzaretti e Quagliarella, una finale del Viareggio da urlo contro l’Inter di Martins e Pandev (quel giorno c’è anche Li Vigni in panchina), poi toccherà l’apice in B col Cittadella.

Emanuele Calaiò, invece, è un bomber vero. Non ricordo quanti gol segnò in quella stagione che ci vide sul tetto d’Italia, di sicuro più di una trentina. Nonostante l’indolenza in allenamento (di cui parlo anche qui), Manu è giustamente sempre titolare.

Ci trascina in finale, ma quel giorno s’inceppa. Pazienza, è successa più o meno la stessa cosa sabato scorso. Il Parma in finale play-off per la Serie B. Calaiò che nella regular season ha finito con 15 reti, non ha graffiato all’ultimo atto contro l’Alessandria. Ci hanno pensato altri due Manu però (Manuel Scavone e Manuel Nocciolini). Calaiò, a pochi chilometri da Montecatini, a distanza di 20 anni festeggia ancora. Pare che gli anni che finiscono col 7, a lui portino fortuna.

Dieci anni prima, nel 2007, infatti col Napoli, dove Manu è diventato l’Arciere, con 14 gol è tra i protagonisti del ritorno in A degli azzurri dopo aver vissuto l’inferno della C.

Oggi Manu sta ritentando l’impresa col Parma. D’altronde è come se i ducali fossero la sua prima squadra professionistica. Già, perché prima che se lo accaparrasse il Torino, Calaiò indossò proprio la maglia gialloblù, quella con sponsor Parmalat dell’era Scala. In quegli anni infatti la società emiliana avviò una collaborazione con la Panormus per portare al Tardini i migliori prodotti del vivaio palermitano. E, come dimostra questo stralcio di un appunto, inviatomi da Carlo Gardani, un osservatore dei ducali di quegli anni, il Parma si era subito innamorato di Calaiò.

parma-calaic3b2.jpg

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Pubblicato il 21 giugno 2017, in Calcio, Calcio minore, Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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