23 anni senza Agostino Di Bartolomei: con il Palermo le sue ultime sconfitte

ALE
Un colpo di pistola. Poi il silenzio. Così 23 anni fa – in una mattina di un altro 30 maggio – ci lasciava uno dei calciatori più forti: Agostino Di Bartolomei. Capitano silenzioso, vinto dai tormenti. “Ago” ha iniziato a spegnersi quando il pallone si è sgonfiato. Perché prima o poi quel momento arriva. Apri il borsone per l’ultima volta, prendi le scarpe e le appendi al chiodo. E’ l’incubo di quasi tutti i calciatori. Anche Totti, il capitano dell’altro scudetto romanista, domenica ha confessato di avere paura. C’è un “prima”, fatto di gol, esultanze, partite. Il “dopo”, invece, spesso è un salto nel buio.

Il ritiro è un buco nero che inghiotte i calciatori. Arriva quando le luci si spengono. Succede che il corpo inizia a trasformarsi, la curva della vita inizia la parabola all’ingiù e si apre una sensazione di vuoto. Perché non è sempre vero che i soldi fanno la felicità. Pessotto, in quel buco nero, si ci è tuffato. Ma il Fato gli ha dato un’altra possibilità. Quella che non ha avuto Di Bartolomei. Agostino in quel 30 maggio del 1994 sta probabilmente pensando alla notte di dieci anni prima, dieci anni esatti. La finale di Coppa dei Campioni, giocata nella sua Roma, proprio tra i giallorossi ed il Liverpool. “Diba” è nella serie dei rigori che assegna il titolo agli inglesi. “Diba” c’era.

Non c’è invece in quel maledetto 30 maggio. Nella sua ultima mattina prende una sedia, va in veranda e si siede. Poi impugna una Smith&Wesson, calibro 38. Guarda il mare, chiude gli occhi e si spara un colpo al cuore. Di Bartolomei è morto. Devastato dalla solitudine, che gli è piombata addosso da qualche anno, dopo il suo addio al calcio. Il ritiro ufficiale arriva nel 1990, quando il vecchio campione – pur di continuare a inseguire sogni e un pallone – ha accettato da poco di giocare in C, con la maglia della Salernitana. L’ultima impresa confezionata dal cervello della Roma scudettata è la promozione in B coi campani. Ma il salto nella terza serie per Di Bartolomei è drammatico. Lui, il capitano della grande Roma, primatista di presenze con i giallorossi, finisce a giocare nei campi più sperduti. E ogni tanto inciampa, trovando le ultime sconfitte della sua vita da calciatore contro il Palermo di Liguori. 

Il penultimo ko di Di Bartolomei arriva in Coppa Italia, ad aprile, in una rovente semifinale decisa solo ai supplementari, che vale al Palermo di Pappalardo, Biffi, Pocetta e Cotroneo l’approdo all’ultimo atto con la Lucchese. L’ultima sconfitta matura in campionato, in un pomeriggio di fine maggio. Come oggi. Salernitana-Palermo vale tutto. Una partita caldissima, come quelle che valgono una stagione intera. Salerno è lanciata verso la promozione e si tinge completamente di granata. C’è lo champagne da stappare e il Vestuti (non c’è ancora l’Arechi) è una bolgia. Succede però quello che nessuno si aspetta. E il guastafeste si chiama Sandro Cangini. Che dopo 60 minuti di equilibrio realizza un eurogol e poi replica in contropiede a tempo scaduto.

Il Palermo scappa via dalla Campania con un 2-0 clamoroso. “Salernitana, incredibile crac”, titola il Corriere dello Sport il giorno dopo. Di Bartolomei e compagni sprecano il loro match-ball e cadono dopo 22 partite d’imbattibilità in campionato: in città si vivono scene di autentica disperazione, con i tifosi in lacrime. Nessuno a Salerno ha mai dimenticato questa partita. La promozione arriverà comunque lo stesso, la settimana dopo. Diba segna e saluta. Non è un arrivederci. E’ un addio. Doloroso, inevitabile. Rapido e improvviso. Poi il lungo silenzio. Fino a quel colpo di pistola.

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Pubblicato il 30 maggio 2017, in Calcio con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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