“Minchia c’è Miura”, Palermo-Genoa: i giapponesi invadono la Favorita

ALE

“Minchia c’è Miura”. C’era una volta Palermo-Genoa, amichevole di lusso alla Favorita. La sera del 18 agosto 1994 lo stadio si riempie per l’esordio assoluto in Italia della stella arrivata dal Giappone. E’ una specie di evento, tant’è vero che Palermo risponde “presente”. Miura è un idolo che muove le folle. In viale del Fante sbarcano gruppi di turisti nipponici. Si accomodano in tribuna, scoprono il ghiacciolo all’arancia, scattano flash e si mischiano con i tifosi locali.

Sulla carta è un’amichevole. Ma in realtà sarà più amichevole il Palermo-Genoa di domani. Perché in quella notte del ’94 c’è fame di calcio, il mondiale americano è finito solo da un mese e con il campionato che riparte a settembre, esplode l’entusiasmo. Succede l’opposto di quello che è successo 4 mesi prima. Ad aprile il più famoso dei palermitani (Schillaci) era andato in Giappone. Adesso il più famoso dei giapponesi sbarca a Palermo. Miura al Genoa è la prima operazione calcistico-commerciale mai vista in Serie A.

I padroni di casa, guidati da Salvemini in panchina, si preparano in vista dell’inizio della B, ma in testa hanno solo una cosa: il Ravenna, che aspetta i rosa per la Coppa Italia (si gioca sabato, tre giorni dopo). Con una vittoria si vola a San Siro per sfidare il Milan degli Invincibili, a fine agosto. Il Genoa, che da anni milita al piano di sopra, nutre altre ambizioni. E arriva in Sicilia per capire a che punto è. E’ un’amichevole grandi firme. In porta c’è Tacconi, in difesa gioca capitan Signorini, a centrocampo la “star” è Van’t Schip, ex Ajax.

Ma gli occhi sono tutti per il bomber dagli occhi a mandorla. “Kazu” Miura attira l’attenzione, porta 30 mila persone allo stadio in un appiccicoso mercoledì di agosto. In Giappone è una celebrità. Per poco – con i suoi gol – non ha trascinato la sua nazionale a Usa ’94 (la qualificazione per i Mondiali è sfumata solo all’ultimo minuto). Ma ambientarsi alle nostre latitudini è difficile: a Palermo Kazuyoshi è una piuma che svolazza senza graffiare. Tocca il pallone cinque-sei volte al massimo, ben “ammaestrato” da Biffi e compagni. Fino a quando Scoglio, il Professore, dice “basta”. E dopo numerosi richiami – non si sa in quale lingua – il nipponico gli fa perdere la pazienza. Miura è troppo fumoso, così a inizio ripresa arriva la sostituzione con il baby difensore Delli Carri. E a un quarto d’ora dalla fine c’è perfino il gol vittoria del Palermo, firmato da “bomber” Cicconi. Vincono i rosa: 1-0.

Miura non lascia il segno. Ma si innamora di Palermo. Perché quella notte, il primo assaggio d’Italia, gli resta nel cuore. Oggi, a 50 anni, fa ancora il calciatore. E’ un mito vivente, lo chiamano il Pelé del Sol Levante. Pochi anni fa la Gazzetta lo rintracciò per un’intervista. Kazu parlò di Palermo. “Il mio film preferito è “Il padrino” e sogno di andare in Sicilia. Ho chiamato il mio cane Vito Corleone…”.

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Pubblicato il 13 maggio 2017 su Calcio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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