Totò Schillaci numero 9 del Palermo, Eto’o e Miccoli: una sera da Leoni alla Favorita

ALE

A chi fa paura l’ombra di Schillaci? Titola così un fondo del Giornale di Sicilia. Fine aprile ’98. Il Palermo sta per retrocedere in C2, ancora una volta, ma per (de)meriti sportivi. C’è un signore di 33 anni che ha mal di schiena, ha staccato la spina da un po’, ma vuole realizzare il suo sogno: vestire la maglia della squadra della sua città. Totò Schillaci ruggisce ancora e sceglie i Leoni d’Africa per dimostrarlo. A Palermo arriva il Camerun, quello che otto anni prima aveva sbalordito il mondo, in mezzo alle notti magiche di Totò.

La partita è un pretesto per provare schemi e giocatori in vista di un altro mondiale, Francia ’98. Alla Favorita c’è Palermo-Camerun. Il ct Le Roy si trova l’Italia nel suo girone, e in attesa di sfidare Vieri e Roberto Baggio, si misura con i ragazzi di Arcoleo. E’ un giovedì sera, fa freddo, lo stadio è vuoto. Il Palermo è piombato in zona playout e aspetta il Casarano di Miccoli, pronto a esordire alla Favorita, a 17 anni, in una sfida chiave per la salvezza.

Ma prima c’è il Camerun. L’attaccante è Oman Biyik, quello che all’inaugurazione di Italia ’90 aveva bucato l’Argentina di Maradona sul prato di San Siro. Otto anni dopo è cambiato tutto. Roger Milla è atteso in tribuna, ma nessuno lo ricorda. Il tecnico del Camerun risparmia la trasferta a Samuel Eto’o, già nel giro della sua nazionale nonostante sia poco più di un bambino.

Arcoleo mette Sicignano in porta, Biffi in difesa, Pocetta a centrocampo e Dittgen in attacco, oltre a qualche ragazzino della primavera e alcuni “rinforzi” del Liegi. La squadra infatti è un mix tra Palermo e Liegi (dal Belgio arrivano anche alcuni ex giocatori, che partecipano alla strana amichevole). L’incontro, promosso ed organizzato dalla società belga, apre il calendario degli impegni agonistici per la formazione africana. Finisce 3-1 per il Camerun. Il gol della bandiera per i “padroni di casa” lo segna il giovane palermitano Gulino.

In campo c’è anche Foe, che pochi anni dopo morirà per un infarto mentre – con questa maglia – si gioca la Confederation Cup. Lo stadio è vuoto. Gli spettatori sono appena mille. C’è vento e poca voglia di calcio. Una partita inutile. C’è anche Totò Schillaci, dicevamo. Voleva giocare, poi un problema alla schiena lo frena. In compenso assaggia il campo il fratello Giovanni. Totò-gol si presenta sul prato della Favorita con un giubbottino addosso. Dà il calcio d’inizio, poi fila via in tribuna.

“Per la prima volta indosserò la maglia numero nove del Palermo”, aveva detto Schillaci un paio di settimane prima. Vuole veramente giocare nella squadra della sua città. Prima in amichevole, poi in campionato, nella prossima stagione. E cerca di far capire che in fondo ha solo 33 anni e farebbe in tempo a coronare quel sogno. Ma le notti magiche sono finite da un pezzo. Gli ultimi gol di Totò sono rimasti in Giappone. La maglia numero 9 resta solida sulle spalle di Dittgen. La Favorita saluta Schillaci. E tre giorni dopo battezza Miccoli.

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Pubblicato il 24 aprile 2017 su Calcio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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