Salvatore e Mariano, che fine avete fatto? Un silenzio lungo 25 anni

ALE

Se sono ancora vivi, oggi hanno 38 e 40 anni. L’indicativo profuma di speranza, anche se il periodo è molto ipotetico. Mariano Farina e Salvatore Colletta come Santina Renda: tre ferite che il tempo non cancella. Scomparsi anche loro nel nulla. Ancora marzo, ancora quei terribili anni Novanta. Gli interrogativi sulla fine di Santina, inghiottita chissà dove a Palermo poco prima, sono ancora limpidi quando Mariano Farina, 13 anni, e Salvatore Colletta, 15 anni, non fanno più ritorno a casa e piombano nel libro nero degli scomparsi. E’ il 31 marzo 1992: 25 anni fa esatti. 

I due ragazzini spariscono a Casteldaccia dopo aver marinato la scuola e aver fatto scorta di bibite e merendine. Sono insieme a un amico quando comprano succhi di frutta e biscotti per un totale di ottomila lire che addebitano sul conto della famiglia Farina. Al momento di congedarsi dall’amico, Salvatore e Mariano dicono di non voler ritornare a casa. “Vogliamo fare un giro per vedere com’è la vita” dice Mariano. Poi il nulla. Disperazione, angoscia e speranza: per le loro famiglie quel tempo si è congelato in un’attesa eterna. L’orologio di Mariano trovato sulla spiaggia è l’unica traccia lasciata dai ragazzi.

Del caso si occupa anche “Chi l’ha visto?”. Viene fuori che Mariano, per esempio, aveva il mito dell’America, dove aveva già vissuto da piccolo con la famiglia, fino al ’90, e dove sognava di ritornare. Qualcuno rispolvera la vicenda dei tre bambini scomparsi nel 1968 a poca distanza da Casteldaccia e mai più ritrovati. Come sempre succede nei primi giorni – quelli delle ricerche a tutto spiano – piovono parecchie segnalazioni. Arrivano telefonate, spunta l’illusione del ritrovamento. Ma sono miraggi alimentati dalla solita dose di mitomania. Non succede nulla.

I genitori girano mezza Europa a caccia di ogni possibile traccia. Si parla perfino di un camionista che avrebbe incrociato Mariano e Salvatore al mercato di Bagheria, mentre i ragazzini chiedevano l’elemosina vicino a un palo. C’è chi li avvista vicino l’insediamento degli zingari al porto di Termini Imerese. Il mistero di Mariano e Salvatore si trascina appresso una scia di dolore incancellabile. Si rincorrono mille interrogativi, sofferenze e dubbi.

Vite sbocciate da poco, anime finite chissà dove: i nomi dei due ex ragazzini restano ancora “intrappolati” nei cassetti dell’archivio delle ricerche della divisione speciale del Servizio centrale operativo della polizia. Una storia silenziosa che grida verità. Ancora oggi. Venticinque anni dopo.

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Pubblicato il 31 marzo 2017, in Cronaca con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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