La scomparsa di Santina Renda: un mistero lungo 27 anni

Santina Renda

ALE
Un fiore sbocciato e volato via troppo in fretta, in uno dei primi tramonti, all’alba della primavera. Un mistero lungo 27 anni. E’ il 23 marzo 1990 quando Santina Renda svanisce nel nulla. E’ passata una vita, sembra ieri. Palermo – appena uscita a fatica dai terribili anni ’80 e dai suoi 1.500 morti ammazzati dalla mafia – cerca di voltare pagina. Poi ripiomba nell’incubo, quando una creatura del Cep, di appena sette anni, scompare improvvisamente. Santina sta giocando con alcuni bambini del suo quartiere. Con lei c’è anche la sorellina Francesca.

Sembra un pomeriggio come tanti altri in via Pietro dell’Aquila. Alle 16 scatta l’allarme. Santina non c’è più. E’ sparita. Cala il buio, prematuro, scatta l’allarme, si rincorrono le voci. Qualcuno parla di un’auto di grossa cilindrata che si sarebbe avvicinata alle bambine, con a bordo un uomo e una donna. Scattano le ricerche. Prima i genitori, poi un quartiere, quindi una città intera si mobilita. Vengono stampate centinaia di migliaia di manifesti. Le fotografie di Santina girano di città in città. “Chi l’ha visto?”, appuntamento fisso del lunedì sera, si collega spesso con Palermo. Quello di Santina è un giallo che accende le luci delle telecamere, si fruga nella sua breve esistenza alla ricerca delle briciole che possono ricondurre sui suoi timidi passi.

E’ una Palermo senza pace, incastrata tra gli omicidi di mafia, gli stascichi del maxi processo, le morti bianche della Favorita e i poteri occulti che strisciano in mezzo alle istituzioni. Sangue e tritolo, poche gioie, come i gol di Totò Schillaci che quattro mesi dopo diventa star mondiale. Lui, Totò, è cresciuto proprio sull’asfalto del Cep – quello dove passeggiava Santina – e sta per raccogliere la gloria eterna con Italia ’90.

Sono giorni di angoscia, di ansia, di “cattivi pensieri”. Giorni che diventano settimane e poi mesi. Che scavano una voragine sull’equilibrio precario di una città confusa. E’ la Palermo dei sogni infranti, dei fallimenti, della grande fuga di abitanti, giornalisti, poliziotti e magistrati. La Palermo de “La piovra”, di “Pizza connection”, “Mery per sempre”, “Ragazzi fuori” e “Johnny Stecchino”. La città è scossa, ma resta aggrappata a una speranza. Quella di trovare Santina. Il sogno di recuperare la sua piccola creatura poi diventa desiderio di verità. Vengono setacciate campagne, parlano testimoni improbabili. Qualcuno l’ha fatta “scomparire”. Si dice così, a quanto pare. Sospetti, misteri. Ma soprattutto silenzi. Si dice (ma i “si dice” si accavallano e non si contano più) c’entri il cugino, quello pazzo, lo “scemo del quartiere”.

Passano gli anni, rimangono i dubbi, crollano le illusioni. Le coscienze si ribellano, mentre due anni dopo il tritolo seppellisce anche Falcone, Borsellino e le resistenze di una Palermo che piange. Ma che non dimenticherà mai: la scomparsa di Santina è una cicatrice sulla pelle della città. Oggi avrebbe 33 anni, sarebbe una donna. Forse lo è ancora. Perché a Palermo in fondo la speranza non sparisce mai.

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Pubblicato il 23 marzo 2017, in Cronaca con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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