Beppe Compagno non punge, le api sì: sciame fa fermare Samp-Pescara

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Gianluca Pagliuca, quando difendeva la porta della Sampdoria

ALE
La benzina, i gelati, il miele, due squadre che non pungono. Cronaca surreale di un pomeriggio di maggio al volemose bene. Vecchia storia, datata 1993. Stadio Marassi, Genova. Samp e Pescara, domani di nuovo rivali al Ferraris, si sfidano nel classico contesto di fine stagione. Ritmi balneari, gente in costume sugli spalti.

E’ la Samp di Mancini, appena uscita dal ciclo d’oro di Vialli e Boskov. La banda di Eriksson, con Corini in panchina (numero 15 sulle spalle) prova ad acchiappare l’ultimo treno per la Uefa. Sulle maglie doriane è stampato lo sponsor Erg (la benzina).

Su quelle del Pescara, ormai retrocesso da tempo, c’è Gis (i gelati). Quello che non t’aspetti è il miele. Perché dopo il primo tempo (1-1), ventimila api assediano la porta di Pagliuca, sotto la gradinata Sud. Se ne accorge anche Beppe Compagno (in campo con il numero 9), ala palermitana che tornerà pochi anni dopo a casa con Arcoleo. Quello delle api è un forcing deciso. Lo sciame decide di alloggiare proprio all’incrocio dei pali. Si dice siano state svegliate qualche minuto prima da un tiro di Mancini.

Dopo l’intervallo Pagliuca si sistema in porta. Si accarezza la nuca, nota qualcosa che non va. Si sbraccia, richiama l’attenzione dell’arbitro. Poi, in un momento di sana follia, cerca di staccare l’alveare, come se smanacciasse una punizione. Impossibile in queste condizioni far iniziare il secondo tempo. Partita sospesa. L’orologio scorre, l’arbitro Bolognino sembra deciso a mandare tutti a casa. Arrivano due ragazzi dalla tribuna e abbozzano qualche goffo tentativo. Ci provano perfino i vigili del fuoco.

Negli altri campi intanto è già tutto finito. Anzi no. Al Curi di Perugia c’è la sfida decisiva per la promozione in serie B. Il Palermo espugna Perugia con i gol di Serra e De Sensi allo scadere e timbra la promozione. Sono le 18. A Genova intanto viene chiamato un esperto apicoltore. Si materializza dal nulla ma ci sa fare: con l’aiuto del miele e di uno scarpino chiodato le api si trasferiscono altrove. Una nuvola gialla abbandona il Ferraris. Si riparte. Si chiude al crepuscolo, alle 19,30. La partita più lunga non si sblocca più: finisce 1-1, ma lo ricorderanno in pochi. Decidono Mancini e Allegri. Piedi dolci, cervello da allenatore. Spot ideale del calcio al miele.

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Pubblicato il 3 marzo 2017, in Calcio con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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