Baggio 50 anni, solo quattro volte a Palermo. E quella guerra con Boban…

 

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ALE

“Un’estate italiana” e “Sotto questo sole”. Quando Baggio sbarca a Palermo per la prima volta sono queste le due canzoni che dominano la hit parade italiana. Più indietro “Vattene amore”. Agosto 1990, c’è spazio per un’altra notte magica. La Juventus fa un bagno di folla nella città di Schillaci per sfruttare l’effetto-Totò sulla scia del Mondiale finito da poco per accontentare i fedelissimi della Vecchia Signora. E si sa: a Palermo sono tanti.

E’ il 22 agosto, fa caldissimo, “Ciao”, il simbolo di Italia 90 ha appena salutato. Punta Raisi viene assediata, perché in Sicilia il grande calcio manca da tanto e l’arrivo di una big è un evento. Punizioni, dribbling, assist: Baggio incanta i 40 mila della Favorita nella sua prima recita in bianconero. “La Juve trova l’erede di Platini”, sentenziano i giornali. Finisce 3-1 per i bianconeri. E’ il nuovo corso di Maifredi, destinato però a durare poco. Baggio e Palermo, un binomio impossibile. Perché quando il Codino esplode, i rosanero affondano nel dramma.

Robi-gol diventa grande con la Fiorentina e il Palermo fallisce in tribunale. Mentre Baggio abbatte la Cecoslovacchia, Biffi e compagni galleggiano tra B e C. Così le uniche occasioni per vedere il Divino sono le amichevoli. Come quella del settembre 1990. Alla Favorita, piena come un uovo, arriva l’Olanda di Van Basten. E’ passato un mese dalla trasferta-passerella con la sua Juventus. Nel frattempo “Vattene amore” scompare dalla hit parade e i bianconeri di Maifredi illudono tutti. Il protagonista a Palermo è sempre Baggio: il gol con cui gli azzurri di Vicini si sbarazzano degli Orange è un capolavoro, che nasce sull’asse Baresi-Donadoni. Franz fa partire l’azione con un anticipo secco e poi aziona Robibaggio, che fa a pezzi mezza difesa arancione e dopo due dribbling deposita in rete. Baggio ha 23 anni.

Tornerà altre due volte a Palermo. Come in una gelida notte di fine 1991. È il 28 dicembre. Altro che cinepanettoni. La Favorita accende i riflettori per il primo triangolare della storia del calcio. Tre giorni dopo Francesco Cossiga parlerà per l’ultima volta alla nazione, a rete unificate. E mentre il mondo cambia, con Eltsin e Gorbaciov pronti alla staffetta, in viale del Fante sbarcano i russi del Cska Mosca. In palio c’è solo il torneo “Amaro Lucano”. Tre squadre invece di due, sostituzioni a tempesta, soldi, spettacolo. E tifosi. Tanti. Anche se Schillaci non c’è. Baggio schiuma spettacolo ma il protagonista per una volta è un altro: Marco Van Basten, mattatore della serata.

Baggio-Palermo trova l’epilogo nel 1994. Alla Favorita arriva la Croazia per le qualificazioni a Euro 96. E’ la terza partita in assoluto per la nazionale di Boban, nata da poco sulle ceneri dell’ex Jugoslavia. A Spalato e dintorni c’è la guerra. Scoppiano paure e polemiche, perché gli azzurri in Croazia non ci vogliono andare. Allora Boban punge e se la prende con la scelta della federazione italiana di giocare a Palermo. Là c’è la mafia e non è che sia molto più sicura…

Dopo le polemiche, si gioca. Baggio ha sempre il numero 10 sulle spalle. L’Italia è vicecampione del mondo, la Croazia non esiste ancora nella mappa del calcio. Alla Favorita però succede quello che non ti aspetti. Baggio è spento, Suker e compagni si regalano la notte perfetta e saccheggiano Palermo. “Caporetto Italia” titola la Gazzetta il giorno dopo, con riferimenti bellicosi. Baggio non tornerà più a Palermo.

In realtà avrebbe l’ultima possibilità. E’ il 2003, il Codino ha 36 anni, i rosa stanno diventando grandi e pianificano la promozione con Zamparini in sella. Roby ha i capelli bianchi e vive l’ultima stagione della carriera. C’è Palermo-Brescia di Coppa Italia, De Biasi fa i conti con i muscoli del vecchio campione e lo risparmia.

Coppa Italia, Sicilia, Roberto Baggio. Quattordici anni prima, un po’ più a sud, c’è Licata-Fiorentina. Il futuro Pallone d’Oro segna uno dei gol più belli della sua carriera. Prima viene lanciato sulla linea di fondo da un compagno, poi fa una finta sontuosa per mettere fuori causa il portiere. Quindi scrive la sua “poesia”: pressato dal libero Napoli, Baggio si gira, fa ancora una finta e trova la via per la porta. Il diagonale dalla linea di fondo campo, a rientrare, è una gemma che fa esplodere il Dino Liotta. Ottomila tifosi siciliani si alzano in piedi. Scena vista migliaia di volte.

Nel calcio in cui si cercano bandiere da sventolare, il Divin Codino non ha mai giurato fedeltà alla maglia. Eppure tutti erano pazzi di lui. Lo capisci di più da quando Baggio non gioca più. E te lo immagini sempre con la palla al piede mentre scarta tutti. In fuga dalla normalità e dal 4-4-2. Anche ora che compie 50 anni.

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Pubblicato il 17 febbraio 2017, in Calcio con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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