1992 La serie. A e non solo


ALE e FRANK
Stasera su Sky inizia 1992, serie tv su un anno cruciale della storia recente italiana. Tangentopoli, le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ma anche per il calcio e per lo sport il 1992 è ricco di momenti da ricordare. In breve, vi proponiamo quelli che ci sono venuti in mente senza pensare troppo.

C’E’ DEL CALCIO IN DANIMARCA. Che i danesi fossero bravini, noi italiani, lo avevamo intravisto con Elkjaer e Michael Laudrup. Brian Laudrup non è il fratello scarso di Michael, ma gli è sicuramente inferiore. Ed è il perfetto protagonista di questa storia. Anzi di questa fiaba scritta dai “nipotini” di Andersen. La Jugoslavia non può partecipare all’Europeo a causa delle guerra. All’ultimo minuto viene ripescata la Danimarca. Molti giocatori sono in vacanza, ma si mettono sul primo aereo e raggiungono la Svezia. La Danimarca è come quando, improvvisamente, ti chiama l’amico forte un’ora prima della partita a calcetto e ti dice che non può venire a giocare. Fai un giro di telefonate e prendi il primo che capita. Può essere la sega che ti rovina la serata, ma può essere anche il fenomeno che ti disorienta. Brian Laudrup, Vilfort, Larsen non sono fenomeni. Ma disorientano. Fenomeno, però, probabilmente, lo è Peter Schmeichel, portierone che in semifinale para un rigore a Van Basten. Forse è in quel momento che la Danimarca conquista il titolo europeo. Contro la Germania in finale è 2-0. Una formalità contro i campioni del mondo in carica.

LA SEDIA DI MONDONICO. Primavera del 1992. Il Torino che batte il Real Madrid in semifinale con il Delle Alpi – considerato storicamente un frigorifero – che quella sera sembra una pentola che ribolle passione. Gigi Lentini è la reincarnazione di Meroni, mentre Martin Vazquez e Casagrande sono pezzi di Grande Torino. Il cuore granata però fa a pugni come sempre con la sfiga. In finale c’è l’Ajax. Pareggio con gol a Torino all’andata. Al ritorno il Toro sbatte sui pali, su Stanley Menzo (il Grobbelaar dei lancieri) e su un arbitro slavo, Sordo (è il caso di dire) e insensibile. Quella sedia alzata da Mondonico nel finale è il simbolo della resa, della rassegnazione alle ingiustizie. Giocarsela, lottare, non farcela, ma esserci.

KOEMAN CANCELLA LA SAMP-GLORIA. Venti maggio 1992. Mantovani, Luca e Mancio, Pagliuca. Lo storico scudetto dell’anno prima. La Sampdoria è gasatissima e ha tutto per vincere la sua prima Coppa dei Campioni della storia. In migliaia partono da Genova. Per Londra dove a Wembley c’è la finale contro un Barcellona forte, ma non stratosferico. Si può fare. I tifosi doriani, in caso di vittoria, promettono il bagno nel Tamigi. Che a Londra, a maggio, non è proprio il Mar dei Caraibi. Koeman però (non) li gela. Punizione robusta e velenosa. Gol. E fine della Samp-gloria.

IL PIONIERISTICO TIKI-TAKA. Primo agosto 1992. Olimpiade di Barcellona. A Valencia si gioca il quarto di finale tra Spagna e Italia. Gli azzurri di Cesare Maldini, qualche settimana prima, si sono laureati campioni d’Europa, battendo la Svezia. Nella Spagna giocano Luis Enrique e Guardiola. Il primo sguazza, il secondo dirige. Ma a segnare è Kiko, attaccante del Cadice. Finisce 1-0, ma in campo le Furie Rosse passeggiano con un pionieristico tiki-taka.

IL 48 DELLA SERIE A. Quattro ottobre 1992. Giorno di San Francesco d’Assisi, nelle campagne umbre scompare il bimbo Simone Allegretti. E’ l’inizio della terribile vicenda del mostro di Foligno. E’ domenica, la serie A va in campo e succede un bel 48. Il numero delle reti segnate in quel quinto turno di campionato con un memorabile Fiorentina-Milan 3-7. A quanto ci risulta è il record di gol in una sola giornata in A.

IL POKER DI VAN BASTEN. Venticinque novembre 1992. Uno, due, tre… e quattro. E che quattro. Marco Van Basten incanta San Siro, demolisce il Goteborg praticamente da solo, cala il poker, ma l’ultima perla è indimenticabile. Rovesciata dal limite all’angolino per fulminare Ravelli. L’ultimo (o quasi) canto del Cigno di Utrecht.

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LA NASCITA DEL SETTEBELLO. Nove agosto 1992. L’Italia del pallone è ancora ferita dalla lezione della Spagna. Un’Olimpiade non è un Mondiale, se consideriamo il calcio. Ma per la pallanuoto i cinque cerchi sono meglio dell’iride. Gli azzurri del baffuto Ratko Rudic sono uno squadrone. Ma la Spagna gioca in casa ed ha un fuoriclasse come Estiarte. E’ durissima. Nella piscina di Montjuïc si assiste forse alla più bella partita di sempre di questo sport. Estiarte segna una tripletta, ma Ferretti ne infila quattro. Attolico para da Dio. Il 9-8 nei supplementari lo sigla tale Gandolfi. E’ nato il Settebello!

IL DREAM TEAM. Charles Barkley, Larry Bird, Clyde Drexler, Patrick Ewing, Magic Johnson, Michael Jordan, Christian Laettner, Karl Malone, Chris Mullin, Scottie Pippen, David Robinson, John Stockton. In ordine alfabetico e non come li vedete nell’immagine sopra. Non ho mai amato particolarmente il basket. Ma come si fa a dimenticare la squadra più forte di tutti i tempi? E non parlo di sola pallacanestro. Il Dream Team nasce dalla sconfitta storica degli Usa all’Olimpiade del 1988 di Seul contro l’Unione sovietica. Difficile da digerire. E’ una partita spartiacque. Gli universitari americani non ce la fanno più a reggere contro i professionisti sudamericani ed europei. La Fiba nel 1989 concede agli americani di portare anche le stelle dell’Nba alle Olimpiadi. A Barcellona, tre anni dopo, sbarca una compagine di alieni. Air Jordan e compagni chiudono sempre sopra quota 100 e danno sempre distacchi abissali agli avversari. In finale con la Croazia è trionfo con un 117-85.

LA CITTÀ DI ALBERTO (TOMBA). Albertville è la cittadina delle Alpi Francesi dove nell’inverno del 1992 si disputa l’Olimpiade invernale. Albertville tradotto in italiano significa la città di Alberto. E’ scritto dunque nel destino che Tomba sia uno dei protagonisti. E la Bomba non delude. Portabandiera nella cerimonia d’apertura, oro nello slalom gigante e argento nello slalom speciale.

Andre-Agassi-e-Steffi-Graf-

AGASSI-GRAF, L’AMORE PASSA DA WIMBLEDON. C’è una bellissima fotografia (quella sopra) che ritrae Andre Agassi e Stefi Graf alla festa dopo aver vinto Wimbledon nel 1992. L’americano, zazzera bionda (o parrucchino?) e smoking, tiene in mano l’insalatiera. La tedesca, col vassoio d’argento, sembra vagamente Cenerentola. Hanno 22 e 23 anni all’epoca, ma sono già due stelle del tennis, soprattutto Stefi. L’ultimo sussulto della Graf è il successo al Roland Garros nel 1999. Epica la battaglia in semifinale contro la rivale di sempre Monica Seles. E nel torneo maschile? Risorge Agassi. A quattro anni dall’ultimo acuto (Australian Open 1995). Poi Stefi si ritira, Andre continua a collezionare trofei e, nel frattempo, ha rotto con la bellissima Brooke Shields. Si è innamorato della collega. E’ il 2001 e i due vincitori di Wimbledon 1992 si sposano. Stanno ancora insieme. Ci piace pensare sia iniziato tutto a Londra, in quella foto.

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Pubblicato il 24 marzo 2015, in Basket, Calcio, Cronaca, Sci, Sport, Tennis con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. andreacottonendrea

    Ottimi come sempre ma una nota che mi aspettavo però manca: Kim Vilfort, il giocatore danese con la figlia in fin di vita che segna la finale. Valeva la citazione

    • Andrea, grazie. Vilfort lo abbiamo citato, ma non il commovente aneddoto che ci hai ricordato tu. Amarcord1983, però, è anche nello splendido contributo di chi ci segue. Un abbraccio

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