Santina Renda e il Cep, 25 anni dopo

Una manifestazione per Santina Renda (foto tratta dall'archivio de L'Unità)

Una manifestazione per Santina Renda (foto tratta dall’archivio de L’Unità)

FRANK
C’è un post in questo blog un po’ fuori tema rispetto agli argomenti di cui più spesso ci occupiamo: calcio, musica, televisione. E’ l’articolo che tre anni fa dedicammo a Santina Renda. E’ di gran lunga il più letto di questo sito. Ciò dimostra che, nonostante siano passati 25 anni oggi dalla scomparsa dell’allora bambina del Cep, l’interesse sulla vicenda non è mai sfiorito. Santina è nell’immaginario collettivo degli italiani, al pari credo di Emanuela Orlandi, di Denise Pipitone. Vi entrò quel 23 marzo 1990 con quei suoi occhioni grandi, quel broncio, quel taglio mascolino con cui si vede nella fotografia diffusa per le ricerche.

Santina finisce su tutti i tg e, soprattutto, a “Chi l’ha visto?”. La storica conduttrice Donatella Raffai manda le telecamere a Palermo. L’Italia scopre il Cep. Che non è lo Zen. Ma quasi. Un agglomerato di case popolari e di baracche, dove hanno trovato un tetto nuclei familiari che hanno dovuto lasciare le vecchie abitazioni del centro storico. Zen, zona espansione nord. Cep, centro edilizia popolare. Quartieri che non hanno un nome, che solo anni dopo si chiameranno San Filippo Neri e San Giovanni Apostolo. Quartieri segnati sin dalle loro origini. Zen, Cep, sgrunt, gasp!

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Santina non si trova. Ma al Cep i cronisti sono costretti a tornare. A Italia ’90 è esploso un certo Totò Schillaci e anche lui come Santina è cresciuto in quegli appartamenti angusti del rione sormontato da Monte Cuccio. Cep, centro edilizia popolare. Cep, cose epocali, Palermo!

24 ANNI DOPO

Primo ottobre 2014, boom, boom, sgrunt, gasp, Cep! Hanno sparato al mercatino contro due fratelli che vendono frutta. I cronisti tornano al Michelangelo. Ma stavolta per poche ore. E’ una storia minima. Polizia, ambulanze, un casino. Meloni bianchi venuti giù da una lambretta e sporchi di sangue. Un agguato. A pochi metri da dove Schillaci imparava l’arte del gol tra pietre e porte improvvisate, a pochi metri da dove Santina è stata vista per l’ultima volta mentre giocava con la sorella Francesca. C’è un’anziana seduta su una sedia, è ferita ad una gamba. Vicino a lei c’è il padre di Totò Schillaci, Mimmo. Che ci fa qui? La signora è sua cognata, è la zia di Totò. Se la caverà.

Non se la caverà invece Maurizio Quartararo, 36 anni, ambulante. Morirà qualche settimana dopo. Fatale la sparatoria al mercatino. Sul Cep i riflettori si spengono e si riaccendono. Continuamente. Non sono più le luci abbaglianti di Totò e Santina, ma i fari delle auto della polizia che, all’alba di lunedì 16 marzo 2015, portano in Questura i fratelli Marra. Sono accusati dell’omicidio di Quartararo.

E Santina? Oggi silenzio assoluto. Prima tante leggende metropolitane e nessuna verità. Qui non è Hollywood. Anche se l’artista Maurizio Cattelan ci provò, nel 2001, piazzando la mitica scritta, sulle colline vicino a Bellolampo.

L'installazione di Maurizio Cattelan, a Palermo, nel 2001

L’installazione di Maurizio Cattelan, a Palermo, nel 2001

Proprio a Bellolampo cercarono Santina, tre mesi dopo la sua scomparsa, quando Vincenzo Campanella, un giovane con problemi psichici, si autoaccusò della morte della bambina. “Stavo facendo un giro in motorino con lei, è caduta ed è morta. Ho caricato il cadavere sulla motoape di mio padre e l’ho abbandonato in un cassonetto”. Ma Santina nella discarica non la trovano. Trovano morto, invece, due anni dopo, nel marzo 1992, Maurizio Renda, cugino di Santina. Accusano Vincenzo Campanella, detto “lo scemo”. Lui stavolta nega, ma lo arrestano e viene condannato per l’omicidio di Maurizio. Mentre viene assolto per quello di Santina.

Il Cep non è Hollywood anche se con quella scritta e questa trama ci hanno provato. E non è nemmeno il Vaticano. Qui si spara al mercatino, ma non c’è “Renatino” De Pedis, la Banda della Magliana, lo Ior, Marcinkus. Ma perché di Emanuela Orlandi si continua a parlare (ed è giusto così) e di Santina Renda no?

 

 

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Pubblicato il 23 marzo 2015, in Calcio, Costume, Cronaca, Storia, Televisione con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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