Ricordare Palermo, quando Conte passa dal Barbera

ConteFRANK
La prima volta che stava per arrivare a Palermo da allenatore non fu una prima volta. Antonio Conte, sulla panchina dell’Atalanta, si dimise a quattro giorni dalla trasferta al Renzo Barbera. Poi, quando il tecnico leccese s’è seduto a bordo campo alla Favorita, non sono mai state partite banali. Gare cruciali che hanno segnato la sua carriera. E da venerdì sera, Palermo sarà ancor di più un posto speciale perché nel capoluogo siciliano il commissario tecnico dirigerà gli azzurri per la prima volta in Italia in un match ufficiale.

Forse è scritto nel destino dell’ex juventino: ogni volta che si accomoda sulle poltrone dello stadio all’ombra di Monte Pellegrino, deve cerchiare in rosso quel giorno sul calendario. Eppure non era cominciata benissimo. Il 6 gennaio 2010, Conte nella calza della Befana trova una brutta sconfitta, a Bergamo, contro il Napoli all’Atleti Azzurri d’Italia (segno premonitore anche questo nome?). Il “carbone” glielo servono Quagliarella e Pazienza, due giocatori che poi avrebbe ritrovato a Torino nella sua esperienza bianconera. Conte sbotta, a modo suo, e lascia i nerazzurri alla vigilia del viaggio a Palermo. Il 10 gennaio 2010, così, a guidare l’Atalanta contro i rosanero di Delio Rossi ci sarà Bonacina.

Conte si rifarà con gli interessi. Nell’estate del 2011, dopo la promozione in A col Siena, lo chiamano alla Juventus. La Vecchia Signora deve essere riportata ai vertici e, per questo, viene scelto uno che in quell’ambiente ha vinto tutto. Eppure in testa va il Milan di Allegri e ci rimane a lungo. Fino a… Palermo. È il 7 aprile del 2012, vigilia di Pasqua. I rossoneri sono appena caduti inaspettatamente a San Siro contro la Fiorentina: il gol del 2-1 viola lo ha messo a segno l’ex rosanero e bianconero Amauri. La Juventus è attesa dal depresso Palermo di Mutti, se vince scavalca il Diavolo. I ragazzi di Conte sbancano agevolmente il Barbera con le reti di Bonucci e di quel Quagliarella che aveva impedito la prima trasferta a Conte a Palermo da allenatore. I bianconeri balzano in testa e non molleranno fino alla conquista del ventottesimo scudetto (celebrato come trentesimo in casa Agnelli).

L’idillio di Conte a Torino si spezza ad agosto 2012, quando viene squalificato per 10 mesi per la vicenda calcioscommesse. Ma è solo una parentesi. Lo stop gli viene ridotto e l’allenatore può abbandonare le tribune e tornare nel suo habitat, la panchina. Dove? A Palermo. È il 9 dicembre 2012, il giorno dopo la festa della Madonna. I rosanero di Gasperini non sfigurano, ma all’inizio del secondo tempo decide Lichtsteiner, smarcato da una magia di Vucinic.

Nella scorsa stagione con i rosanero in B, Conte non si fece mancare una scappata in Sicilia. Incontro con gli amici Daniele Faggiano, ds del Trapani, e Giorgio Perinetti, allora dirigente del Palermo. Gelato in centro e poi una cena a base di pesce con a tavola anche Beppe Iachini. Amici in una città ormai amica che domani per Conte, col tricolore sulla giacca, sarà la prima casa azzurra in una partita da tre punti. E l’Azerbaigian non è nemmeno il Palermo.
(dal Giornale di Sicilia del 9 ottobre 2014)

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Pubblicato il 10 ottobre 2014, in Calcio con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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