Buon compleanno, Berti!

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Il ciuffo sugli occhi c’è sempre. Anche ora che è finito il primo tempo della vita. Il ghigno malefico, anche quello, non se n’è andato. Presto ricomincia il secondo tempo. Nick dal ciuffo ribelle si avvia verso gli spogliatoi e ora che sembra quasi un signore posato non sembra neanche vero. Il cavallo pazzo che a Monaco di Baviera fece impazzire tutti adesso è sempre più vicino ai 50. Ma qualcosa del golden boy che corre, sputa veleno in tv (adesso sul web), che tifa, è rimasto. Uno così nel calcio di oggi non esiste. O forse non è mai esistito.

Un coro immortale, urlato dai tifosi. La cantilena di Pizzul che accompagna la galoppata leggendaria dell’Olimpyastadion, con Augenthaler (l’implacabile pastore tedesco di Aldo, Giovanni e Giacomo ne “Gli svizzeri”) che cerca di falciarlo ma non lo prende. Con la Nord che grazie a lui si scatena, chiedendogli un gol, come nell’anno dello scudetto ’89. Quello dei record. Gel, discoteche, party, ragazzine. Un cavallone allegro e imprendibile. Al punto che una volta appese le scarpe al chiodo, dopo improbabili esperienze calcistiche in Australia, fece perdere le sue tracce. Dieci anni in Caraibi, tutto il giorno in costume.
Nicola Berti oggi festeggia i suoi primi 47 anni. Quarantacinque + 2. Anche il recupero del primo tempo è finito. Hanno provato tante volte a frenare la sua corsa generosa e imprevedibile. Croce e delizia del Trap che a volte lo chiudeva a chiave ad Appiano Gentile per scongiurare fughe notturne. Il Milan come bersaglio preferito, il look da paninaro, perché in fondo si sa, non si esce vivi dagli anni Ottanta.

 

Mille incidenti seppelliti dai sorrisi. Risate forti, lusso, scherzi. “Meglio sconfitti che milanisti”, disse una volta Nicolino. Libero, sempre. Di dire tutto e il contrario di tutto. In sala stampa come in tv. Nick scattava, caracollava e ripartiva. Goliardie e infortuni, anche quelli, perché se così non fosse stato, Nicolabberti avrebbe vinto di più invece di spegnersi lentamente dopo aver scollinato i 28 anni. Troppe cicatrici, difficili da nascondere dietro il ciuffo da inguaribile bauscia.

Ero bambino, lui ragazzo. Mi giro, ci penso. E capisco oggi che Berti l’idolo, l’icona, ha quasi 50 anni. Veloce. Velocissimo come quando galoppava verso Aumann, in una gelida notte della Madonna.

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Pubblicato il 14 aprile 2014, in Calcio con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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