Archivio mensile:gennaio 2014

Dica 33, Potenza di un numero

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Amantino Mancini una volta era una potenza. Ciccio Colonnese era di Potenza. E giocava nel Potenza. Come Danilo D’Ambrosio. Nel Potenza anche lui. Pz è la targa che sembra la sigla di una bestemmia. Tutti e tre col 33 entrarono ad Appiano Gentile trotterellando. Chi sulla fascia, chi sulla sfiga.

Trentatré come gli anni di Cristo. Un numero che nasconde più di un simbolo. All’Inter gli altri 33 della storia si rivelano delle comparse. Tutto in rima: Emre, Wome e Mbaye, l’uomo, anzi il ragazzo, che ha rischiato di fare saltare la trattativa Hernanes. Trentatrè il numero dell’arsenico, il materiale dei fuochi d’artificio. Potenza di un numero. Una storia da Libro. Ciccio, il bomber palermitano che due decenni fa furoreggiava nel Potenza, nel periodo rosa dell’impotenza.

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Di Francesco, le rovesciate, le notti: quando il Milan esonera gli allenatori

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C’è sempre una rovesciata nelle giornate degli esoneri a tinte rossoneri. Quella del 1° dicembre 1996 forse è anche più bella di quella di Florenzi. È tutto incredibile: segna Di Francesco, il Piacenza batte il Milan 2-0 a fine prime tempo. Poi il Diavolo si rialza arriva al 2-2, ma Luiso con una “cilena” da antologia fa esplodere il Garilli e va a ballare la Macarena sotto la tribuna. Risultato? Il Maestro confermato in diretta, viene esonerato di notte. Berlusconi chiama Sacchi, ct dell’Italia, che si dimette e torna a Milanello.

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Da Grosso a Del Grosso, 10 anni di mercato invernale rosanero

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“Ma veramente vai a Palermo? Sei pazzo?”. Così gli amici di Fabio Grosso accompagnarono il giocatore all’aeroporto. No, l’ex terzino tutto turbo e grinta non era un pazzo. Aveva 26 anni, lasciò la Serie A e il giardino di casa, a Perugia, rinunciando all’Europeo con Trapattoni. Lui, non ancora uomo mondiale, rilanciò (“Palermo, ti farò sognare”). Scese in B coi rosanero e smentì tutti: 3 stagioni in viale del Fante, una Coppa del Mondo da protagonista e il triplo salto verso Inter, Lione e Juve. Niente male per uno partito dal Renato Curi (la squadra, non lo stadio). Roba di 10 anni fa. Maurizio Zamparini spende e Rino Foschi prende. C’era da pianificare la volata per la A, e costruire le fondamenta per un futuro tranquillo. Come è andata poi lo sappiamo tutti. In quella sessione arrivarono anche Biava e i gemelli Filippini. Morale: difesa blindata, centrocampo motorizzato, promozione in carrozza.

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Leandro Rinaudo non è un “farabutto”

Leandro Rinaudo e Giovanni Tedesco durante l'incontro del marzo 2006 alla scuola Alberico Gentili (foto tratta dall'archivio del Giornale di Sicilia)

Leandro Rinaudo e Giovanni Tedesco durante l’incontro del marzo 2006 alla scuola Alberico Gentili (foto tratta dall’archivio del Giornale di Sicilia)

FRANK

Tutti con Pepito Rossi. E tutti contro Leandro Rinaudo. “Un farabutto” per il presidente della Fiorentina Andrea Della Valle dopo il fallo sul capocannoniere viola. “Intenzionale” secondo l’allenatore gigliato Vincenzo Montella. No, io non ci sto! Va bene la solidarietà per il mini bomber, ma gli attacchi a Rinaudo mi sembrano gratuiti.

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