Schelotto e Kovacic, nati sotto il segno della gloria

Ezequiel Schelotto e Mateo Kovacic

Ezequiel Schelotto e Mateo Kovacic

FRANK

Magari Nestor Schelotto, a Buenos Aires, tifava Napoli per Maradona. Quella domenica, 28 maggio 1989, ci rimase male. Azzurri battuti 2-1 dall’Inter schiacciasassi di Trapattoni e scudetto nella Milano bauscia per la tredicesima volta. L’amarezza per Nestor, commercialista con la passione per il fútbol, sarà durata un attimo.

Il tempo di spegnere la tv e di andare a vedere nella culla il piccolo Ezequiel Matìas, messo al mondo cinque giorni prima. Sesto di sette figli. Se glielo avessero detto in quel momento, papà Nestor probabilmente non ci avrebbe creduto. “Il tuo piccolo Eze un giorno finirà all’Inter”. C’è arrivato Ezequiel, detto Galgo, levriero, passando da Banfield, il club dove è cresciuto il suo idolo: Javier Zanetti.

Se fosse per la data di nascita non ci sarebbero dubbi nemmeno sull’acquisto di Mateo Kovacic. Costato un bel pacco di soldi, considerando che è un ’94. Sei maggio 1994 per la precisione, venuto alla luce a Linz, in Austria, da genitori croati. In quei giorni l’Inter, che vive la stagione più pazza della sua già folle storia, ha tirato un sospiro di sollievo. S’è salvata dalla B per un solo punto. Ma il fiato è ancora corto. C’è il ritorno della finale di coppa Uefa che incombe. I nerazzurri hanno vinto 1-0 a Salisburgo all’andata, gol di Nicolino Berti. Ma i tifosi non sono per niente tranquilli. Al ritorno, 11 maggio 1994, San Siro è esaurito. Il Casinò Salisburgo è scatenato, Walterone Zenga di più. Nella sua ultima partita sotto la sua Nord para l’impossibile. Lo aiutano anche i pali.

Poi Jonk trova lo slot giusto per la palla e il Casinò è sbancato. L’Inter alza un trofeo europeo nello stadio di casa a 29 anni dal trionfo in coppa dei Campioni col Benfica. Sarà la seconda e ultima volta. Mateo Kovacic può riprovarci, di tempo ne ha uno che a 18 anni si prende la maglia numero 10 dell’Inter dopo Wesley Sneijder, un olandese fin troppo volante.

L’11 maggio 1994, la 10 nerazzurra è sulle spalle di Bergkamp, l’unico olandese che ha paura di volare (ma che classe, ragazzi!). Mateo Kovacic ha cinque giorni, è a Linz. Centotrentatrè chilometri da Salisburgo. In autostrada un’ora e mezza. Novanta minuti.

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Pubblicato il 2 febbraio 2013, in Calcio con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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