Metsu, il miracolo serve ora

ALE

Forse lo ricordano in pochi. Un mondiale in Asia era già una grande novità. Il primo mondiale nell’era dell’euro. Gli euro che si immischiavano agli yen. Si gioca di mattina, sai che spettacolo. Poi, un mondiale che inizia a maggio non l’avevo visto mai. Doveva esserci Roberto Baggio ma era troppo vecchio: 35 anni. Di Livio ne aveva 36, ma lui c’era, nonostante fosse finito in B con una pessima Fiorentina. Perché i soldati in Giappone erano più utili dei maghi (Cassano docet). La prima partita sembra la fotocopia di un pomeriggio di 12 anni prima. Francia-Senegal come Argentina-Camerun.

Gli africani che fanno la festa ai campioni del mondo. Stesso punteggio: 0-1. La Gazzetta il giorno dopo, in pieno delirio mondiale, titola: “Senegol”. L’inaugurazione, gli occhi del globo addosso, le speranze: i leoni neri andranno avanti. Non li conosce nessuno, ma è così. Il mondiale dagli occhi a mandorla svela un guru dalle camicie e idee fantasiose. Si chiama Bruno Metsu: un santone coi santoni. Carattere ribelle, come i suoi capelli, da attore delle soap opere venezuelane degli anni Ottanta. Trascina il Senegal fino ai quarti come il Camerun nel ’90.

Le vittime si chiamano Uruguay, Francia, Messico, Svezia (c’è già Ibra, che nelle sfide a eliminazione le prende, pensa un po’). Il Senegal corre con Fadiga, si ferma a un passo dalla semifinale. Viene castigato dalla Turchia, per un golden gol.
Metsu parla, promette, sogna, racconta come c’è finito in Africa. E cosa vuole fare da grande, anche se grande lo è già, coi suoi 48 anni. Metsu diventa un divo. Poi scompare nel nulla. Arabia, Qatar. Fino a oggi: tumore allo stomaco, carriera stoppata. Ma Bruno non può mollare. Perché la speranza a volte rimane in panchina. Chieda informazioni a un collega: un altro che ha stupito il Mondo.

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Pubblicato il 26 ottobre 2012, in Calcio con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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