L’ultimo giro di Walter? A Palermo

ALE

Ci sono momenti che spesso sono sottovalutati. Momenti che meritano più attenzione di altri, ma spesso scivolano via senza che nemmeno te ne accorgi. Non fu così quella volta, non poteva essere così. Quel Palermo-Padova del primo marzo 1997 lo ricordo a memoria, sin dal riscaldamento. Mentre i ragazzi di Arcoleo precipitavano, forse senza rendersene conto, verso la serie C, un altro ragazzaccio raccoglieva gli ultimi momenti di una carriera infinita, prima di cambiare vita.

Nessuno conosceva il segreto di Walter Zenga. L’Uomo Ragno si presentò alla Favorita col solito sguardo da cane lupo e la sicurezza dei suoi 37 anni. Cappellino al contrario, espressione triste. Rinvii rabbiosi, uscite plastiche e i soliti battibecchi con gli avversari. Aveva appena maturato una decisione che gli avrebbe cambiato la vita: via dall’Italia, alla scoperta dell’America.


Prima della partita diedi un’occhiata alle formazioni. Tra i titolari nel Palermo a sorpresa c’era anche Campofranco. Dissi a mio padre: “Fidati, Campofranco fa gol a Zenga“. Non ho mai azzeccato un pronostico nella mia vita. Ma Davide sbucò dal nulla su un calcio d’angolo e riuscì a infilare l’Uomo Ragno. Uno a zero illusorio. Poi due espulsioni (Ciro e Giancarlo Ferrara) e un paio di gol di Lucarelli, bestia nera del Palermo già un secolo fa. Finisce 3-1 per i veneti tra le polemiche.

Ma finisce anche qualcos’altro. Prima, durante e dopo, Zenga si becca con il pubblico locale. Prima un applauso ironico, poi, tra un’imprecazione e l’altra spunta anche un dito medio rivolto alla gradinata. Walter sbuffa. Poi giù negli spogliatoi riempie il borsone di rabbia. Ha un aereo in partenza per Boston, America. È combattuto, ma capisce che è finita. L’ultima amara (mezza) sentenza prima di chiudere con l’Italia e appendere per sempre i guanti al chiodo. Lo Zenga italiano si ferma a Palermo.

Il match della Favorita lascia cicatrici incancellabili: “Il mio tempo è finito – disse ai taccuini della Gazzetta -. Sono triste anche perché sono stato dimenticato. E’ un calcio maleducato. Allo stadio si fa il tifo contro e ti insultano. Sono stufo di essere offeso, io mia moglie e i miei figli, in giro per l’Italia. Mi offendono, mi sputano addosso e quando reagisco, quando mando i maleducati a quel paese cosa succede? Succede che il quarto uomo mi fa beccare due giornate di squalifica. Capito?”.

Il ragazzino che urlava dalla curva Nord di San Siro, che mette i sogni in una valigia e fa il giro d’Italia per poi fermarsi in nerazzurro, non c’è più. Ce n’è un altro che applaude. Con una punta di malinconia. Perché ha visto, senza rendersene conto, l’ultimo giro di Walter.

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Pubblicato il 1 marzo 2012, in Calcio, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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