Quando Marco se n’è andato

ALE

È tutto finito. Stavolta è così. Non ci saranno più bravi medici a suturare ferite, esperti chirurghi a riattaccare fratture, mani svelte a riallacciare catene che saltano. Me ne stavo a casa di amici, giusto a volere dissacrare la solennità di San Valentino. È il solito sabato, che scivola via come un po’ come tutti gli altri. Non è proprio uguale, a dire la verità, perché stecca al momento dell’aperitivo.

L’anticipo serale di Serie A, quello che cioè dovrebbe “dare il la” al sabato notte a zonzo per la città, è un inutile Perugia-Chievo. Non ce ne frega niente. Eppure, intorno alle 23, avverto il bisogno di conoscere il risultato. Mi sintonizzo su Italia 1. Ci sono i gol. Barzagli segna di testa, poi ecco Delneri e Cosmi al microfono, all’interno di chissà quale anfratto del Renato Curi. Alberto Brandi riprende la linea dallo studio e dice: “Ribadisco che pochi minuti fa è arrivata la notizia che Marco Pantani è morto. Tra pochi minuti ci collegheremo con i nostri inviati per saperne di più”.

Il giorno dopo la Gazzetta titola a tutta pagina: “Se n’è andato”. Come quando gettava la bandana per terra, si alzava sui pedali, piazzava lo scatto decisivo e salutava tutti. Solo e lontano. Dalla mediocrità, dai maligni. Ma stavolta è tutto finito.

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Pubblicato il 14 febbraio 2012 su Ciclismo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. “Io sono un campione, lo so! É solo questione di punti di vista”

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