Kalusha e lo Zambia, che favola

FRANK

Il calcio è bello perché regala favole come quella dello Zambia, che stasera si è laureato campione d’Africa per la prima volta. Partiamoci da lontano, ventitré anni e mezzo fa. Olimpiadi a Seul, in Corea del Sud, e partite di mattina, c’è un’Italia un po’ raffazzonata, ma è pur sempre l’Italia. E allora mi metto davanti alla tv. Avevo cinque anni, ma ricordo benissimo un Bruno Pizzul che legge undici nomi impronunciabili. Di quelli che non possono rimanerti mai in testa. Uno però mi si fissa bene nella memoria. Kalusha Bwalya. Numero 12, scatto bruciante, tiro potente, classe  e tre pere a quel fenomeno di Tacconi finalmente titolare in azzurro dopo una vita da riserva. Zambia quattro Italia zero.

Kalusha Bwalya diventa famoso e va a giocare nel Psv Eindhoven. Un ingaggio che gli salva la vita. Perché i suoi compagni di Nazionale muoiono cinque anni dopo nell’aprile del 1993 in un incidente aereo al largo di Libreville, in Gabon, prima di un importante partita per le qualificazioni a Usa ’94 contro il Senegal. Kalusha non è sul volo per un impegno con la sua squadra in Olanda. Rimane vivo, ma piange lacrime amare. Si sente quasi in colpa. Bwalya si mette la nuova nazionale sulle spalle e la trascina in finale di Coppa d’Africa. Vince però la Nigeria. Kalusha piange ancora.

Il tempo passa e Kalusha nel 2004 diventa ct dello Zambia. Ha smesso di giocare, ma vuole una rivincita per il suo Paese. Vuole portarlo ai Mondiali di Germania. Si rimette gli scarpini e a 41 anni segna un gol che illude una nazione. Lo Zambia va al primo posto, ma poi perde la qualificazione. Lacrime ancora lacrime per Kalusha che lascia la panchina ma non abbandona la barca.

Diventa presidente della federazione calcio zambiana. E finalmente la ruota gira. Dodici febbraio 2012, poche ore fa. Lo Zambia vince ai rigori la coppa d’Africa dopo che Drogba ha sparato alle stelle un penalty nei tempi regolamentari. Kalusha piange. Di gioia. A Libreville. A pochi chilometri da quello specchio di oceano dove 19 anni fa si erano infrante le vite di 18 suoi compagni e le speranze di una nazione. Che stanotte però farà festa.

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Pubblicato il 13 febbraio 2012, in Calcio con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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