Undici anni di Grande Fratello

Pietro Taricone e Cristina Plevani nella casa del Gf1

ALE

Il confine tra la notorietà e l’anonimato sta tutto in quelle luci che a poco a poco si spengono. Cinecittà dice basta. È la notte del 21 dicembre 2000 quando cala il sipario sul primo Grande fratello italiano della storia. La fine, a cento giorni di distanza dall’ingresso che battezza un fenomeno culturale da cui nascono personaggi, semi-celebrità, imitazioni. Si copiano modi di essere, parodie. Dieci concorrenti in tutto. Senza ingressi in corso d’opera, animali, famiglie, coppie. C’è il guerriero di Caserta, il pizzaiolo di Siracusa, la bagnina di Brescia.

Cento giorni, undici anni, dieci temerari. C’è chi si innamora, chi ammette vecchi peccati, chi si redime, chi promette di cambiare vita. Tutto parte da un’ idea apparentemente semplice: dieci ragazzi chiusi in una casa che parlano tra loro (e di loro). La sera del 21 dicembre l’Italia resta incollata davanti alla tv in attesa del verdetto che premia Cristina, la bionda innamorata di Pietro. Sedici milioni di spettatori, lo share schizza al 60%. Come una finale di Sanremo. Ma è così quasi ogni maledetto giovedì. Il Gf è più forte della Coppa Uefa: fa ascolti da capogiro, crea trasmissioni-traino con ospiti e approfondimenti. Tutti pazzi per lo show verità.

Undici anni dopo c’è ancora vita nella casa-bunker. Gli ascolti si sono afflosciati, l’evento è diventato routine e i concorrenti si sono moltiplicati. Perfino trenta in un’edizione sola. E i cento giorni sono diventati sei mesi. Gli inquilini restano anche a Natale e Capodanno. Il reality più longevo non stravolge più i palinsesti. Uscite, nomination, squalifiche. Crudeltà inutili perché quelle sono solo lacrime congelate. Da undici anni.

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Pubblicato il 20 dicembre 2011, in Televisione con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. alessia santoro

    la nostra generazione lo può dire: non ci sono più i reality di una volta. ai nostri tempi…

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