Palermo-Atalanta, il fango, Montero e Biffi: 27 anni fa la prima e unica partita sospesa per pioggia

ALE. Chi è allo stadio continua a ripetere: “Mai vista una pioggia così”. Sì, perché dal cielo viene giù di tutto. Già dal mattino. Tuoni, fulmini e saette. Palermo-Atalanta, ore 14.30, 8 gennaio 1995: cronaca della prima e unica partita rinviata per maltempo alla Favorita. Ventisette anni fa esatti succede una cosa che non si ripeterà mai più. Dopo 45 minuti di calci nel fango, in una specie di riedizione speciale della sfida tra scapoli e ammogliati organizzata dal ragionier Filini e giocata sotto il diluvio, l’arbitro Franceschini di Bari sospende tutto. No, Palermo-Atalanta non si può proprio giocare. E’ storia. E’ la prima volta in 63 anni che alla Favorita una partita di calcio viene sospesa per impraticabilità di campo. La decisione dell’arbitro è apparsa ineccepibile. Il primo tempo viene giocato in precarie condizioni di stabilità per tutti i giocatori, forse per accontentare gli 8 mila coraggiosi che sfidando il nubifragio sono andati allo stadio.

E’ una lotta nel pantano, caratterizzata da due espulsioni nei primi 10 minuti. La partita di Biffi dura 9 giri di lancette: il tempo di scalciare Vecchiola e finire sotto la doccia per rosso diretto. Inquadriamo la partita: il Palermo è allenato da Salvemini e quando è quasi al giro di boa si trova a metà classifica a 3 punti dal quarto posto che vale la promozione. E’ la squadra guidata in avanti da Campilongo, capace di segnare due mesi e mezzo prima cinque gol al Lecce, Mareggini in porta, Iachini a centrocampo e Petrachi sulla fascia. Squadra onesta, con tanti mestieranti, quasi implacabile in casa ma fragile in trasferta. Insomma, il Palermo degli anni Novanta.

Di fronte c’è l’Atalanta di Mondonico che incredibilmente si trova in zona retrocessione. E’ quartultima nonostante abbia una squadra da A. Ferron tra i pali, Saurini in attacco, Locatelli a inventare sulla trequarti. Ma soprattutto Montero là dietro. C’è anche il futuro juventino nella trasferta bagnata di Palermo. Esce però alla mezz’ora perché si fa male. No, nel pantano della Favorita è impossibile giocare. L’immagine dell’arbitro che fa rientrare tutti di corsa negli spogliatoi alla fine del primo tempo – pochi attimi prima del 45′ – finisce nella copertina del Tg5 dell’indomani che parla di ondata eccezionale di maltempo in Sicilia. E’ l’anticipo della decisione finale. Prima dell’avvio della ripresa – mentre sugli spalti i coraggiosi tifosi aspettano che si ricominci – il signor Franceschini convoca i capitani Iachini e Bonacina. Insieme a loro verifica le condizioni del terreno. Il pubblico assiste: alla prova del rimbalzo nelle varie zone del campo, il pallone resta giù. Nelle pozzanghere di fango. Arriva il triplice fischio finale.

La partita è rinviata. Si rigioca tre settimane dopo, di mercoledì alle 14.30. Si riparte dal primo minuto, in 11 contro 11, con le regole di allora. Ci sono i possessori del biglietto dell’8 gennaio e tanti altri. Sembra passato un secolo. Perché l’Atalanta nel frattempo si è ripresa e inizia l’incredibile scalata che la riporta in A. Il Palermo invece è precipitato in una crisi senza fine. Poche ore prima Salvemini si dimette ma viene convinto a restare. La Dea vince 1-0, con gol del futuro rosanero Saurini. A pochi minuti dalla fine – mentre i tifosi di casa stanna andando via infuriati – c’è una punizione da 40 metri per il Palermo. Tira Biffi. Traversa. Imprecazioni. Anche questa sarebbe stata storia.

9 ottobre 1981, il venerdì nero di Palermo

FRANK
Sono le 23.48 di venerdì 9 ottobre 1981 e l’Ansa batte l’ennesima agenzia che contiene la chiave “Palermo”. L’attacco della notizia è fulminante.

“Scusi, lei per quale omicidio è venuto?”, è la domanda che si sente con maggiore frequenza negli uffici della squadra mobile dove ancora a tarda notte una trentina di persone attendono di essere interrogate per i quattro omicidi avvenuti a Palermo città, mentre altre indagini sono in corso a Campofiorito”.

Quattro morti ammazzati nel capoluogo, uno in provincia.

Passa la notte, insonne per gli investigatori e i cronisti di nera, e alle 10.12 di sabato 10 ottobre, l’Ansa riferisce che “un uomo è stato assassinato con alcuni colpi di pistola alla testa la notte scorsa o questa mattina presto a Palermo”.

Sei “sparati” in poche ore. Troppi anche per una città, maledettamente, abituata ai fatti di sangue, soprattutto in quel periodo. “Stiamo superando i livelli già altissimi degli anni ruggenti”, dichiara il sindaco Nello Martellucci. Ma più che le parole del primo cittadino, sono i numeri a dare meglio l’idea della straordinarietà di una giornata dentro l’ordinarietà di un’emergenza cronica. In quell’anno, fino all’8 ottobre 1981, sono 70 gli omicidi nel capoluogo siciliano, la media è di uno ogni 4 giorni. Anche in una città attraversata dalle pallottole, dunque, quello del 9 ottobre 1981 non è un venerdì qualsiasi, è il venerdì nero di Palermo.

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Vasari compie 51 anni, quel gol contro Mourinho

ALE

Sembra ieri. Il Palermo soffriva, sudava, lottava, poi riconquistava palla e azionava Vasari. Bastava una sventagliata sbilenca di qualche decina di metri. Poi arrivava lui. Stoppava la palla coi piedi che accarezzavano la linea del fallo laterale. Tanino – che oggi compie 51 anni (buon compleanno) – puntava il terzino avversario, lo metteva a sedere e andava sul fondo per crossare. Ventidue giocatori in campo, gli occhi incollati spesso su uno soltanto. Difficile pensare che esista un giocatore che la gente della Favorita ha amato più di lui.

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30 marzo 1990: Gaetano Genova, il vigile del fuoco sequestrato e ucciso per una soffiata

ALE

È un venerdì: 30 marzo 1990. A Palermo scompare il vigile del fuoco Gaetano Genova. In piazza Europa viene trovata la sua auto, una Volvo 244. È regolarmente chiusa a chiave. Di Genova, vigile del fuoco di 27 anni, non c’è alcuna traccia. È l’alba del nuovo decennio. La mafia spadroneggia e non perdona. Due settimane prima – il 16 marzo 1990 – stessa sorte è toccata al giovane Emanuele Piazza, vicino ai servizi segreti. I due si conoscono, sono molto amici. I fatti si intrecciano. Piazza e Genova vengono sequestrati e uccisi.

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