Le 5 perle di Campilongo: Lecce-Palermo 1-7, quel pomeriggio passato alla storia

 

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Otto maggio 1960, 23 ottobre 1994. Sasà Campilongo non lo sa ancora, ma quando al 76′ di un Lecce-Palermo già virtualmente chiuso, deposita la palla in rete alle spalle di Gatta, entra nella storia. E’ il quinto gol personale, che vale il 7-1 del Palermo al Via del Mare. Campilongo eguaglia così il record di un certo Carlo Dell’Omodarme (ex Juve) che 34 anni prima aveva fatto la stessa cosa in un Cagliari-Como con la maglia dei lariani.

“Come si dice? Quintupletta?”. “Quando ricapiterà una cosa del genere?”. Sono queste le domande che molti fanno mentre su Lecce-Palermo stanno scorrendo i titoli di coda. A quella più naturale (“E’ mai successo?”) gli statistici rispondono rispolverando Dell’Omodarme. Alle altre nessuno ha mai replicato con certezza. Souvenir di una partita scolpita nella storia. Come curiosamente capiterà domenica sera, anche questo Lecce-Palermo vale per l’ottava giornata di B. Lecce appena sceso dalla A e destinato a finire in C con un doppio capitombolo (per poi risalire in A con due promozioni di fila, altro paradosso). Palermo di Salvemini imbottigliato a metà classifica dopo un inizio di stagione da sogno, con tanto di vittoria a San Siro sul Milan degli Invincibili.

Quel pomeriggio però succedono cose strane. Il Palermo negli anni Novanta ha problemi seri con le trasferte. Segna pochissimo e non vince praticamente mai, forse la media è di una vittoria all’anno. A Lecce succede l’inverosimile. Campilongo apre le danze già dopo quattro minuti con un colpo di testa preciso. Poi si fa male Iachini, entra Campofranco. I padroni di casa reagiscono e pareggia Rosario Biondo, palermitano doc, terzino allergico al gol che entra nel festival dell’assurdo, segnando sotto la Nord e scaricando tutta la rabbia abbattendo una telecamera a bordocampo.

Il Palermo che fino ad allora fuori casa le aveva perse tutte senza segnare, rialza subito la testa e sfonda ancora. Il mattatore è uno solo: Campilongo che riporta i rosa in vantaggio con una testata alla Van Basten che muore all’incrocio. Sasà-gol si infila nella allegra difesa leccese che è una meraviglia e chiude alla perfezione le ripartenze rosa nelle praterie salentine. Prima della fine del tempo graffia altre due volte, confezionando un poker da sballo. Il Lecce non c’è più. Mareggini e Biffi, là dietro, si godono un pomeriggio di riposo mentre in avanti Campilongo fa il Lewandowski segnando in tutti i modi possibili.

Nella ripresa – sempre in contropiede – timbrano ancora Petrachi e l’ex Rizzolo. E’ la vendemmiata d’ottobre del Palermo che però non smette di passeggiare sulle macerie avversarie. A un quarto d’ora dalla fine Petrachi buca centralmente la difesa salentina e consegna a Campilongo il gol della storia. Lui però non esulta neanche, ormai pago per la scorpacciata personale. E’ il pokerissimo che vale il 7-1 finale. Per il Lecce è la peggiore sconfitta di sempre. Per il Palermo è l’esatto contrario. Guido Monastra alla radio perde la voce e il giorno dopo il Giornale di Sicilia sbatte il protagonista della partita in prima pagina, scegliendo un titolone con una parola sola: “CampilonGOL”. Sì, è storia.

 

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E’ morto Gonella, quel fischio al 90′ che costò al Palermo la Coppa Italia

 

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Per i palermitani è rimasto per sempre un ladro di sogni. Anche a 40 anni e passa di distanza. Adesso Sergio Gonella non c’è più. Si è spento oggi a 85 anni. Arbitro di fama internazionale, nella sua lunga carriera arrivò a dirigere sia la finale di un campionato del Mondo che quella di un Europeo. Tutto d’un fiato: 1978 e 1976. Due anni prima però la storia di Gonella, bollato sin all’inizio come severissimo ed imparziale, fece irruzione nella notte che i palermitani aspettavano da sempre. Ovvero finale di Coppa Italia dell’Olimpico, 23 maggio ’74.

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Lucchese 1997-1998, una sintesi del Palermo dalla rinascita a… Stellone

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La figurina Panini della Lucchese 1997-1998

 

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C’è una squadra che, a guardare i giocatori, è una sintesi degli ultimi 30 anni del Palermo. Il rosa diventa rosso, il nero rimane. Si fa un salto indietro di 20 anni e si atterra al Porta Elisa. Siamo nella stagione 1997-1998 e in campo c’è la Lucchese, ma è come se ci fosse una specie di riassunto rosanero dalla prima promozione in B dopo la rifondazione fino all’imminente finale col Frosinone per la Serie A.

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La storia di Giovanni Sucato, il “mago dei soldi”: 22 anni fa la sua strana morte

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Estate 1990, gol, sogni, soldi, Palermo. Mentre un giovane calciatore di 26 anni prende il mondo a pallonate segnando a ripetizione nelle notti magiche di casa nostra, un giovane avvocato di 26 anni prende in giro la sua città nei giorni di fuoco di Cosa nostra. Sono due facce della stessa medaglia: Palermo. Uno è Totò Schillaci, l’altro è Giovanni Sucato. Il primo illude, sfiora la gloria eterna ma poco dopo finirà esiliato in Giappone. L’altro pagherà con la vita l’azzardo più folle che un palermitano ricordi. E’ il 30 maggio del 1996 quando l’avvocato (ma sulla sua laurea non si troveranno mai conferme) di Pomara – piccola realtà di periferia dove Palermo diventa Villabate – viene ucciso in circostanze mai chiarite. Ventidue anni anni fa esatti.

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